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Articolo 667 Codice di procedura penale

(D.P.R. 22 settembre 1988, n. 447)

[Aggiornato al 12/03/2026]

Dubbio sull'identità fisica della persona detenuta

Dispositivo dell'art. 667 Codice di procedura penale

1. Se vi è ragione di dubitare dell'identità della persona arrestata per esecuzione di pena o perché evasa mentre scontava una condanna(1), il giudice dell'esecuzione la interroga e compie ogni indagine utile alla sua identificazione anche a mezzo della polizia giudiziaria [66, 68].

2. Quando riconosce che non si tratta della persona nei cui confronti deve compiersi l'esecuzione, ne ordina immediatamente la liberazione. Se l'identità rimane incerta, ordina la sospensione dell'esecuzione, dispone la liberazione del detenuto e invita il pubblico ministero a procedere a ulteriori indagini.

3. Se appare evidente che vi è stato un errore di persona e non è possibile provvedere tempestivamente a norma dei commi 1 e 2, la liberazione può essere ordinata in via provvisoria con decreto motivato dal pubblico ministero del luogo dove l'arrestato si trova. Il provvedimento del pubblico ministero ha effetto fino a quando non provvede il giudice competente, al quale gli atti sono immediatamente trasmessi [672 3].

4. Il giudice dell'esecuzione provvede in ogni caso senza formalità con ordinanza comunicata al pubblico ministero e notificata all'interessato. Contro l'ordinanza possono proporre opposizione davanti allo stesso giudice il pubblico ministero, l'interessato e il difensore; in tal caso si procede a norma dell'articolo 666. L'opposizione è proposta, a pena di decadenza, entro quindici giorni dalla comunicazione o dalla notificazione dell'ordinanza(2)(3).

5. Se la persona detenuta deve essere giudicata per altri reati, l'ordinanza è comunicata all'autorità giudiziaria procedente.

Note

(1) Il dubbio deve vertere sull'identità fisica della persona, non sulle sue generalità.
(2) Nonostante lo schema procedimentale estremamente scarno, il contraddittorio è comunque garantito dalla possibilità di opposizione.
(3) La Corte Costituzionale con sentenza 15 giugno 2015, n. 109 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale degli artt. 666, comma 3, 667, comma 4, e 676 cod. proc. pen., nella parte in cui non consentono che, su istanza degli interessati, il procedimento di opposizione contro l’ordinanza in materia di applicazione della confisca si svolga, davanti al giudice dell’esecuzione, nelle forme dell’udienza pubblica.

Ratio Legis

La norma è diretta a disciplinare un modello di procedimento incidentale, differente da quello previsto dell'articolo precedente, la cui ratio si ravvisa in un'esigenza di semplificazione determinante nelle ipotesi indicate.

Spiegazione dell'art. 667 Codice di procedura penale

All'interno della fase esecutiva, su richiesta del pubblico ministero o del difensore del condannato, interviene il giudice dell'esecuzione.
Per quanto concerne tale forma di intervento, il legislatore ha previsto due modelli di incidente d'esecuzione.

Il primo procedimento incidentale è ordinario, e prevede l'instaurazione del contraddittorio tra le parti; uno semplificato, definito de plano gal giudice, in cui il contraddittorio è solo eventuale e differito alla fase dell'opposizione.

Tra le ipotesi in cui il giudice provvede de plano rientra il caso in cui vi sia dubbio sull'identità fisica della persona detenuta, più nello specifico della persona arrestata per esecuzione di pena o perchè evasa mentre scontava una condanna (la qualità di persona evasa non esclude quindi l'instaurazione del procedimento teso a verificare l'errore, posto che soprattutto in tali ipotesi il soggetto ha il “diritto” ad evadere, proprio perché detenuto ingiustamente)

A tal fine, il giudice interroga la persona e compie ogni indagine utile alla sua identificazione, anche a mezzo della polizia giudiziaria, ordinando, in alternativa, la liberazione, qualora accerti che non si tratta del destinatario del titolo esecutivo, la sospensione dell'esecuzione ed il compimento di nuove indagini da parte del p.m., qualora vi sia il dubbio circa l'identità, oppure, da ultimo,l 'esecuzione della pena, qualora l'accertamento si risolva in positivi, sancendo l'esclusione di qualsiasi errore.

Ove invece l'errore sia evidente icto oculi, alla liberazione può provvedere direttamente il pubblico ministero, ma solo quando la liberazione non può essere ordinata tempestivamente dal giudice.

In ogni caso il giudice provvede in ogni caso senza formalità, come accennato, con ordinanza comunicata al p.m. e notificata all'interessato. Tali soggetti, e anche il difensore, possono proporre opposizione entro quindici giorni davanti al medesimo giudice, ed in tal caso si passa al procedimento ordinario, così come disciplinato dall'art. 666.

Massime relative all'art. 667 Codice di procedura penale

Cass. pen. n. 14860/2026

In tema di misure di prevenzione patrimoniali, a seguito della modifica dell'art. 27 D.Lgs. 6 settembre 2011, n. 159, operata dalla legge 17 ottobre 2017, n. 161, il provvedimento che rigetta l'istanza di revoca del sequestro prodromico alla confisca non rientra tra quelli elencati come impugnabili: esso è pertanto inoppugnabile e, in relazione ad esso, non è esperibile neppure il rimedio dell'opposizione ex art. 667, comma 4, cod. proc. pen.

Cass. pen. n. 40985/2025

In tema di conversione delle pene pecuniarie, contro l'ordinanza di rigetto della richiesta presentata dal pubblico ministero, emessa senza formalità dal magistrato di sorveglianza ai sensi degli artt. 678, comma 1-bis, e 667, comma 4, cod. proc. pen., è esperibile opposizione davanti allo stesso giudice, che decide con le garanzie del contraddittorio camerale di cui all'art. 666 cod. proc. pen., sicché, per il principio di conservazione delle impugnazioni, il ricorso per cassazione erroneamente proposto deve essere qualificato come opposizione, con conseguente trasmissione degli atti al giudice competente.

Cass. pen. n. 35854/2025

In tema di procedimento di esecuzione, l'opposizione che l'interessato presenti avverso la declaratoria di inammissibilità dell'istanza pronunciata "de plano" e senza formalità di procedura, ai sensi dell'art. 666, comma 2, cod. proc. pen., in una materia non ricompresa tra quelle - elencate dagli artt. 667 e 676 cod. proc. pen. - per le quali è previsto il rito speciale di cui all'art. 667, comma 4, cod. proc. pen., deve essere qualificata come ricorso per cassazione, in applicazione dei principi generali di conservazione degli atti giuridici e del "favor impugnationis".

Cass. pen. n. 38802/2025

In tema di confisca, nel giudizio di opposizione avverso il provvedimento di rigetto della richiesta di revoca emesso senza formalità a norma dell'art. 667, comma 4, cod. proc. pen., è necessario dare avviso della fissazione dell'udienza ad ogni soggetto interessato - per tale dovendosi intendere chi ha presentato l'istanza e chi, sulla base degli atti del procedimento e al momento della decisione, risulta essere formalmente il titolare del bene - a pena di nullità di ordine generale e di carattere assoluto, rilevabile d'ufficio in ogni stato e grado del processo. (Fattispecie relativa ad ordinanza adottata in sede di opposizione, annullata dalla Corte per la mancata estensione del contraddittorio agli eredi del titolare dell'immobile confiscato in sede di cognizione).

Cass. pen. n. 37933/2025

In tema di procedimento di esecuzione, l'opposizione della parte interessata disciplinata dagli artt. 667, comma 4 e 676, comma 1, cod. proc. pen. non è un mezzo di impugnazione sul merito esecutivo, ma un rimedio, interamente devolutivo, volto a garantire il contraddittorio, sicché il giudice dell'opposizione, nel confermare la decisione in precedenza assunta "de plano", può ricorrere alla tecnica della motivazione "per relationem", sempreché il provvedimento opposto risulti adeguatamente motivato rispetto a tutte le questioni introdotte con l'incidente di esecuzione e dia conto delle ragioni di rigetto delle specifiche deduzioni dell'opponente, che possono risultare anche dal verbale di udienza e non necessariamente dal contenuto dell'opposizione.

Cass. pen. n. 22537/2025

L'applicazione della riduzione della pena di un sesto, prevista dall'art. 442, comma 2-bis, cod. proc. pen. nel caso di mancata impugnazione della sentenza resa in esito a giudizio abbreviato, deve essere deliberata "de plano" dal giudice dell'esecuzione, ai sensi dell'art. 667, comma 4, cod. proc. pen., con provvedimento "inaudita altera parte" avverso il quale può essere proposta opposizione davanti allo stesso giudice.

Cass. pen. n. 25819/2025

L'istanza di riesame erroneamente proposta al giudice dell'esecuzione avverso il provvedimento con cui questi ha disposto la confisca dei beni del condannato e il loro sequestro preventivo non è inammissibile, ma dev'essere riqualificata in termini di opposizione ex art. 667, comma 4, cod. proc. pen. e trasmessa al giudice emittente, in applicazione dei principi generali di conservazione degli atti giuridici e del "favor impugnationis".

Cass. pen. n. 12233/2025

In tema di procedimento di esecuzione, nelle materie elencate dagli artt. 667 e 676 cod. proc. pen., per le quali è previsto il rito speciale di cui all'art. 667, comma 4, cod. proc. pen., l'ordinanza adottata, "de plano" e senza formalità di procedura, è impugnabile mediante opposizione dinanzi allo stesso giudice che l'ha emessa non solo quando decide nel merito, ma anche quando dichiara l'istanza inammissibile, non trovando applicazione la diversa disciplina generale dettata dall'art. 666, comma 2, cod. proc. pen., che prevede l'impugnazione con ricorso per cassazione della declaratoria di inammissibilità.

Cass. pen. n. 22067/2025

La competenza a decidere in prima istanza sulla richiesta di sospensione del pagamento dei canoni di locazione di un immobile destinato ad abitazione familiare sottoposto a sequestro preventivo da parte del giudice per le indagini preliminari in procedimenti relativi a delitti di cui all'art. 51, comma 3-bis, cod. proc. pen. è del giudice che procede, la cui decisione può essere opposta, ai sensi degli art. 666 e 667, comma 4, cod. proc. pen., dinanzi allo stesso giudice che lo ha emesso, il cui ulteriore provvedimento può essere impugnato con ricorso per cassazione.

Cass. pen. n. 45818/2024

In caso di confisca disposta con sentenza nei confronti dell'imputato, il terzo titolare del bene ablato rimasto estraneo al giudizio di primo grado, che abbia promosso per la prima volta, con esito negativo, istanza di restituzione al giudice dell'esecuzione, può proporre opposizione dinanzi al medesimo, a norma del combinato disposto degli artt. 676, comma 1 e 667, comma 4, cod. proc. pen., onde far valere nel contraddittorio le proprie doglianze di merito. (Fattispecie in cui la Corte ha riqualificato come opposizione il ricorso per cassazione avverso il provvedimento del giudice dell'esecuzione reiettivo dell'istanza di revoca della confisca tributaria disposta con sentenza, presentato nell'interesse di una società che non aveva partecipato al processo a carico del suo legale rappresentante per il delitto di cui all'art. 5 d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74).

Cass. pen. n. 38638/2024

Il giudice dell'esecuzione, erroneamente investito dell'opposizione ex art. 667, comma 4, cod. proc. pen. avverso la declaratoria di inammissibilità, per manifesta infondatezza, di una istanza, pronunciata "de plano" ai sensi dell'art. 666, comma 2, cod. proc. pen., è tenuto a riqualificare l'atto come ricorso per cassazione ed a trasmetterlo al giudice di legittimità, in applicazione dei principi generali di conservazione degli atti giuridici e del "favor impugnationis".

Cass. pen. n. 24084/2024

In tema di esecuzione, le questioni attinenti alla demolizione del manufatto abusivo, in quanto relative al titolo esecutivo, sono trattate con le forme di cui all'art. 666 cod. proc. pen., essendo tassativamente indicate le materie in cui trova applicazione la procedura "de plano" di cui all'art. 667, comma 4, cod. proc. pen.

Cass. pen. n. 13408/2024

In tema di esecuzione, rientrano tra le questioni che il giudice definisce senza formalità, ai sensi dell'art. 667, comma 4, cod. proc. pen., con provvedimento nei confronti del quale è esperibile opposizione, anche quelle relative alle concrete modalità di attuazione del diritto alla restituzione e all'individuazione del destinatario di essa, in quanto comunque afferenti alla restituzione dei beni in sequestro.

Cass. pen. n. 44669/2023

La competenza funzionale a dichiarare, con ordinanza "de plano", l'inammissibilità dell'opposizione all'esecuzione ex art. 667, comma 4, cod. proc. pen., depositata telematicamente in conformità al disposto dell'art. 111-bis cod. proc. pen., appartiene al giudice dell'esecuzione che ha emesso il provvedimento impugnato, ai sensi dell'art. 87-bis d.lgs. 10 ottobre 2022, n. 150.

Cass. pen. n. 42623/2018

Nell'ipotesi di annullamento con rinvio del provvedimento adottato dal giudice dell'esecuzione a seguito dell'opposizione proposta ai sensi dell'art. 667, comma 4, cod. proc. pen., la successiva decisione del giudice dell'esecuzione deve ritenersi nuovamente opponibile, sicchè l'eventuale ricorso per cassazione proposto avverso detto provvedimento deve essere riqualificato come opposizione al giudice dell'esecuzione al quale vanno trasmessi gli atti.

Cass. pen. n. 18691/2017

In tema di confisca di beni formalmente intestati ad un soggetto estraneo al procedimento penale, qualora la richiesta di revoca della confisca proposta dal terzo venga dichiarata "de plano" inammissibile, ai sensi dell'art. 667, comma quarto, cod. proc. pen., e tale soggetto proponga opposizione, il giudice dell'esecuzione è tenuto ad instaurare il contraddittorio tra le parti ai sensi dell'art. 666, commi 3 e 4, cod. proc. pen., a pena di nullità assoluta dell'ordinanza che definisce il procedimento, e deve altresì disporre la trattazione nelle forme della pubblica udienza, qualora l'opponente ne abbia fatto esplicita richiesta, configurandosi, in difetto, una nullità relativa. (v. Corte cost., sent. n. 107 del 15 giugno 2015).

Cass. pen. n. 49317/2015

In tema di confisca, avverso il provvedimento del giudice dell'esecuzione - sia che questi abbia deciso "de plano" ai sensi dell'art. 667, quarto comma, cod. proc. pen. sia che abbia provveduto irritualmente nelle forme dell'udienza camerale ex art. 666 cod. proc. pen. - è prevista solo la facoltà di proporre opposizione, sicché come tale deve essere riqualificato l'eventuale ricorso per cassazione proposto avverso il suddetto provvedimento, nel rispetto del principio generale della conservazione degli atti giuridici e del "favor impugnationis", con conseguente trasmissione degli atti al giudice competente. (In motivazione la Corte ha precisato che, in caso contrario, l'interessato si vedrebbe privato della piena cognizione di "riesame" da parte del giudice dell'esecuzione).

Cass. pen. n. 12572/2015

Quando è proposta opposizione contro l'ordinanza adottata senza formalità dal giudice dell'esecuzione ai sensi dell'art. 667, comma quarto, cod. proc. pen., il conseguente procedimento, per effetto del formale richiamo operato da tale norma, è integralmente disciplinato dalle disposizioni di cui all'art. 666 cod. proc. pen., con la conseguenza che il giudice dell'esecuzione, ove non dichiari l'opposizione inammissibile a norma dell'art. 666 comma secondo, cod. proc. pen., ha il dovere, a pena di nullità generale ad assoluta, di fissare l'udienza in camera di consiglio e di procedere con la necessaria partecipazione del difensore e del pubblico ministero, provvedendo, altresì, all'audizione dell'interessato che ne abbia fatto richiesta, a norma dell'art. 666, commi 3 e 4, cod. proc. pen. (Fattispecie in cui la Corte ha annullato ordinanza di rigetto dell'opposizione avverso provvedimento di non luogo a provvedere sulla domanda di restituzione di somme di denaro confiscate, emessa senza fissare l'udienza in camera di consiglio).

Cass. pen. n. 7884/2015

Nelle materie relative alle richieste di riabilitazione, avverso il provvedimento reso dal tribunale di sorveglianza è prevista, ai sensi dell'art. 667, comma quarto, cod. proc. pen., solo la facoltà di proporre opposizione innanzi al medesimo tribunale, sicché come tale deve essere riqualificato l'eventuale ricorso per cassazione proposto avverso il suddetto provvedimento, nel rispetto del principio generale della conservazione degli atti giuridici e del "favor impugnationis", con conseguente trasmissione degli atti al giudice competente.

Cass. pen. n. 49890/2009

Sull’opposizione proposta ai sensi dell’art. 667, comma 4, c.p.p. avverso il diniego della restituzione di cose sequestrate può legittimamente provvedere, senza che ciò sia causa di incompatibilità, lo stesso magistrato dal quale il provvedimento di diniego sia stato adottato.

Cass. pen. n. 47699/2003

Non è ricorribile per cassazione il provvedimento pronunciato inaudita altera parte, ex art. 667, comma quarto, c.p.p., dal giudice dell'esecuzione in materia di restituzione delle cose sottoposte a sequestro o alla misura della confisca, attesochè avverso tale provvedimento è consentito proporre opposizione davanti allo stesso giudice che lo ha pronunciato, nè, in tal caso, può trovare applicazione l'art. 568, comma quinto, c.p.p. (conversione dell'impugnazione), in quanto l'opposizione in sede di esecuzione non ha natura di impugnazione.

Cass. pen. n. 3026/2002

L'opposizione ai provvedimenti del giudice dell'esecuzione prevista dagli artt. 667, comma 4, e 676, comma 1, c.p.p. non ha natura di mezzo di impugnazione, bensì di istanza diretta al medesimo giudice allo scopo di ottenere una decisione in contraddittorio. Tale istanza deve essere proposta, a pena di decadenza, nel termine di quindici giorni, decorrenti dalla comunicazione o dalla notificazione dell'ordinanza adottata de plano mediante deposito da effettuarsi, a norma dell'art. 121 c.p.p., esclusivamente nella cancelleria del giudice che ha deciso. (In applicazione di tale principio la Corte ha dichiarato inammissibile, non operando le diverse disposizioni di cui agli artt. 582 e 583 c.p.p., l'opposizione presentata nei termini nella cancelleria del giudice del diverso luogo in cui si trovava l'interessato).

Cass. pen. n. 29022/2001

La confisca dei beni patrimoniali dei quali il condannato per determinati reati non sia in grado di giustificare la provenienza, prevista dall'articolo 12-sexies D.L. 8 giugno 1992 n. 306, convertito in legge 8 agosto 1992 n. 356, come modificato dal D.L. 20 giugno 1994 n. 399, convertito in legge 8 agosto 1994 n. 501, può essere disposta anche dal giudice dell'esecuzione che provvede de plano, a norma degli articoli 676 e 667, comma 4, c.p.p., ovvero all'esito di procedura in contraddittorio a norma dell'art. 666 dello stesso codice, salvo che sulla questione non abbia già provveduto il giudice della cognizione, con conseguente preclusione processuale.

Cass. pen. n. 3026/2001

L'opposizione ai provvedimenti del giudice dell'esecuzione prevista dagli artt. 667, comma 4, e 676, comma 1, c.p.p. non ha natura di mezzo di impugnazione, bensì di istanza diretta al medesimo giudice allo scopo di ottenere una decisione in contraddittorio. Tale istanza deve essere proposta, a pena di decadenza, nel termine di quindici giorni, decorrenti dalla comunicazione o dalla notificazione dell'ordinanza adottata de plano mediante deposito da effettuarsi, a norma dell'art. 121 c.p.p., esclusivamente nella cancelleria del giudice che ha deciso. (In applicazione di tale principio la Corte ha dichiarato inammissibile, non operando le diverse disposizioni di cui agli artt. 582 e 583 c.p.p., l'opposizione presentata nei termini nella cancelleria del giudice del diverso luogo in cui si trovava l'interessato).

Cass. pen. n. 2746/2001

Il dubbio sull'identità fisica dell'imputato sorto nel momento in cui viene data esecuzione ad una ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal tribunale della libertà deve essere risolto, secondo la procedura di cui all'art. 667 c.p.p., dal medesimo tribunale in applicazione della regola dettata dall'art. 665 c.p.p. per cui competente a conoscere dell'esecuzione di un provvedimento è il giudice che lo ha deliberato; ne deriva che è abnorme il provvedimento con il quale il tribunale deleghi al pubblico ministero il compimento degli accertamenti a tal fine necessari (nella specie accertamenti dattiloscopici).

Cass. pen. n. 2269/1990

In caso di dubbio sull'identità fisica della persona arrestata per esecuzione di pena, qualora il giudice dell'esecuzione, contrariamente a quanto prescritto, decida non con procedura de plano, ma in contraddittorio, il suo provvedimento non è opponibile, ma direttamente ricorribile per cassazione.

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