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Articolo 1712 Codice Civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

[Aggiornato al 12/08/2026]

Comunicazione dell'eseguito mandato

Dispositivo dell'art. 1712 Codice Civile

Il mandatario deve senza ritardo comunicare al mandante l'esecuzione del mandato(1).

Il ritardo del mandante a rispondere dopo aver ricevuto tale comunicazione, per un tempo superiore a quello richiesto dalla natura dell'affare o dagli usi, importa approvazione, anche se il mandatario si è discostato dalle istruzioni o ha ecceduto i limiti del mandato [1711](2).

Note

(1) La comunicazione è atto unilaterale recettizio (1324, 1334, 1335 c.c.) e comprende anche ogni altra attività, propedeutica o comunque complementare, che abbia accompagnato l'esecuzione del mandato.
(2) L'approvazione in questione deve essere tenuta distinta dalla ratifica (1711 c.c.) in quanto riguarda solo i rapporti interni tra mandatario e mandante e non ha rilevanza verso i terzi.

Ratio Legis

Dal secondo comma si desume che l'obbligo di comunicazione posto a carico del mandatario è volto a consentire al mandante di verificare se egli ha agito secondo diligenza nell'esecuzione dell'incarico nonchè ad accettarne il risultato.

Brocardi

“ Qui tacet consentire videtur ”

Spiegazione dell'art. 1712 Codice Civile

L'obbligo del mandatario di comunicare al mandante l'esecuzione del mandato

Il mandatario, pur agendo in nome proprio, tratta affari altrui, donde l'obbligo che egli ha di comunicare senza ritardo al mandante l'esecuzione del mandato. Se omette di dare la comunicazione ovvero la dà con ritardo è responsabile dei danni.

Il mandante a sua volta è tenuto a dare assicurazione al mandatario di avere ricevuta la comunicazione: se tace approva l'attività svolta dal mandatario. Al silenzio è equiparato il ritardo a rispondere, se questo non si può giustificare con la natura dell'affare ovvero con gli usi.


La diversa configurazione negli articoli 1711 e 1712 del caso in cui il mandatario si discosta dalle istruzioni del mandante

Il silenzio o il ritardo importa approvazione anche se il mandatario si è discostato dalle istruzioni o ha ecceduto i limiti del mandato.

Il caso d'inosservanza delle istruzioni previsto dall'art. 1712 è diverso da quello regolato dal 2°comma dell'art. 1711.
L'attività del mandatario difforme dalle istruzioni si giustifica a norma dell'art. 1711 con l'esistenza di circostanze ignote al mandante e con l'impossibilità di dargliene in tempo comunicazione. La legge si rimette alla ragionevole opinione del mandatario nell'approvazione del mandante.

Nel caso dell'art. 1712 invece il mandatario, se si discosta dalle istruzioni ricevute, anche senza alcun giustificato motivo, ma dopo l'esecuzione del mandato ne dà comunicazione al mandante e questo non adempie al dovere impostogli dal medesimo articolo, l'operato del mandatario s'intende approvato. Se il mandatario oltre a discostarsi dalle istruzioni ricevute eccede i limiti del mandato, il silenzio o il ritardo produce il medesimo effetto. In fondo v'ha una ratifica presunta che per disposizione di legge non ammette la prova contraria.


Il compimento dell'affare e l'attività del mandatario

Il mandatario dopo avere eseguito il mandato deve astenersi da ogni altra ingerenza nell'affare. Se però per sopravvenute circostanze sorge la necessità ovvero l'opportunità che egli si occupi ancora dell'affare compiuto, per assicurarne per es. gli effetti o provvedere alla migliore esecuzione del contratto concluso, deve ritenersi giustificata l'ulteriore attività del mandatario svolta nell'interesse del mandante.

Relazione al Libro delle Obbligazioni

(Relazione del Guardasigilli al Progetto Ministeriale - Libro delle Obbligazioni 1941)

520 Ho, invece, soppresso l'ultimo periodo del secondo comma dell'art. 562 del progetto della Commissione reale perché nel successivo art. 599 ho sancito, come norma di carattere generate, l'obbligo della pronta comunicazione al mandante dell'avvenuta esecuzione del mandato: questo obbligo era contemplato nel sistema vigente per il solo mandato commerciale (art. 357 cod. comm.).
Nel secondo comma dell'art. 599 ho, però, aggiunto, al caso dell'eccesso dal mandato, previsto dal codice di commercio in vigore, quello di deroga dalle istruzioni, per il quale deve valere la stessa ratio legis in favore della ratifica tacita.

Massime relative all'art. 1712 Codice Civile

Cass. civ. n. 16107/2024

Nel contratto di mandato, il diritto al corrispettivo del mandatario non deriva dal mero titolo rappresentato dal contratto stesso, ma anche dall'esecuzione del mandato. Pertanto, l'adempimento dell'obbligazione da parte del mandatario costituisce il presupposto per la corresponsione del compenso da parte del mandante.

Cass. civ. n. 15174/2017

Qualora il mandato alle liti venga conferito a più difensori, ciascuno di essi, in difetto di un'espressa ed inequivoca volontà della parte circa il carattere congiuntivo, e non disgiuntivo, del mandato medesimo, ha pieni poteri di rappresentanza processuale, con la conseguenza che, in caso di procura speciale per ricorrere per cassazione, il ricorso è validamente proposto anche se sottoscritto da uno solo di essi ed anche se l’altro avvocato non sia iscritto nell’albo speciale, in ossequio al principio di conservazione dell’atto per raggiungimento dello scopo nonché alle regole sul mandato con rappresentanza, mentre, per quanto attiene all'autenticazione della sottoscrizione, essa deve ritenersi possibile anche se effettuata soltanto da uno dei difensori designati, poiché l'art. 1712, comma 1, c.c., esige l'accettazione di tutti i mandanti soltanto nel caso di mandato congiuntivo.

Cass. civ. n. 861/2016

L'approvazione tacita dell'esecuzione del mandato, ai sensi dell'art. 1712, comma 2, c.c., presuppone la precisa indicazione, nella comunicazione fatta dal mandatario, dell'operazione compiuta al di fuori del mandato, essendo a tal fine necessaria la conoscenza da parte del mandante del superamento dei limiti del mandato.

Cass. civ. n. 18299/2003

La ratifica tacita da parte del mandante dell'operato del mandatario, ex art. 1712 c.c., presuppone che il mandato abbia avuto esecuzione e che di tale esecuzione il mandatario abbia dato notizia al mandante, specificando l'avvenuto compimento da parte sua delle attività divergenti o esorbitanti, laddove non può aversi ratifica tacita quando il comportamento del mandatario sia talmente divergente dalle istruzioni da far ritenere che si sia avuta una radicale inesecuzione del mandato stesso; in ogni caso, la ratifica tacita può operare nei soli rapporti tra mandante e mandatario, e non può essere invocata dall'ausiliario del mandatario nei confronti del mandante.

Cass. civ. n. 10739/2000

La revoca del mandato, di cui al n. 2 dell'art. 1712 c.c., ha natura di recesso unilaterale con efficacia ex nunc, priva di effetti estintivi rispetto al rapporto e dotata della capacità di paralizzare l'efficacia del rapporto stesso per il futuro, ossia da quando la relativa dichiarazione di volontà sta stata indirizzata al mandatario e sia decorso l'eventuale preavviso. Ne consegue che la revoca non elimina l'attività gestoria compiuta dal mandatario, restando salvi gli effetti del contratto verificatisi anteriormente alla dichiarazione di revoca, ed il mandante è tenuto a far fronte alle obbligazioni in precedenza contratte per suo conto dal mandatario nei confronti dei terzi, per quanto non ancora eventualmente esigibili. 

Cass. civ. n. 11975/1990

La norma dell'art. 1712 c.c., secondo cui il ritardo del mandante, nel rispondere alla comunicazione dell'avvenuta esecuzione dell'incarico, importa approvazione dell'atto compiuto dal mandatario, anche se questi ha ecceduto dai limiti del mandato, opera esclusivamente nei rapporti fra mandante e mandatario, sicché la suddetta approvazione tacita non può essere invocata dai terzi interessati, quale equipollente dalla ratifica disciplinata dagli artt. 1398 e 1399 c.c.

Cass. civ. n. 3992/1983

L'art. 1712 c.c. — il quale, dopo avere enunciato, nel primo comma, che «il mandatario deve senza ritardo comunicare al mandante l'esecuzione del mandato», dispone, nel secondo comma, che «il ritardo del mandante a rispondere dopo aver ricevuto tale comunicazione, per un tempo superiore a quello richiesto dalla natura dell'affare o dagli usi, importa approvazione, anche se il mandatario si è discostato dalle istruzioni o ha ecceduto i limiti del mandato» — presuppone la precisa indicazione, nella comunicazione fatta dal mandatario al mandante, dell'operazione compiuta al di fuori del mandato, ai fini della relativa comunicazione dell'esecuzione dell'incarico, secondo la previsione dell'art. 1712 c.c., integra un'obbligazione a carico del mandatario, anche nel caso in cui, in detta esecuzione, egli si sia avvalso della facoltà di sostituzione, alla stregua del disposto dell'art. 1717 c.c., ovvero con riguardo ad operazioni bancarie, dell'art. 1856 c.c. approvazione implicita, che, di conseguenza, in tanto può ravvisarsi in atti o comunicazioni del mandante, in quanto questi abbia avuto conoscenza del superamento dei limiti del mandato.

Cass. civ. n. 693/1982

La comunicazione dell'esecuzione dell'incarico, secondo la previsione dell'art. 1712 c.c., integra un'obbligazione a carico del mandatario, anche nel caso in cui, in detta esecuzione, egli si sia avvalso della facoltà di sostituzione, alla stregua del disposto dell'art. 1717 c.c., ovvero con riguardo ad operazioni bancarie, dell'art. 1856 c.c.

Cass. civ. n. 3534/1980

La responsabilità del mandatario verso il mandante, per essersi discostato dalle istruzioni, o per aver ecceduto i limiti del mandato, viene meno qualora il comportamento del mandante medesimo, dopo la comunicazione della difforme esecuzione dell'incarico, integri tacita approvazione di tale operato, ai sensi dell'art. 1712 secondo comma c.c.

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Consulenze legali
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F. C. chiede
mercoledì 21/10/2026
“Quesito n° 3: la netta separazione dei ruoli in assemblea e l’iter normativo
«Gentili Signori, desidero ricevere un parere autorevole che chiarisca la netta separazione dei ruoli di Amministratore e Presidente in assemblea, evidenziando che la gestione dell'intero processo assembleare è nelle mani esclusive del Presidente e che l'Amministratore riveste un ruolo esecutivo ed eventualmente, assistenziale privo di qualsiasi potere di direzione della seduta.
La Assemblea, diretta dal suo Presidente è l’organo sovrano, l’Amm. ha un ruolo esecutivo/assistenziale.
- Al fine di evitare che l'Ammi. gestisca unilateralmente l'assemblea tramite il proprio computer esautorando il dibattito, vi chiedo di descrivermi l'iter legale completo dall'inizio alla fine della Riunione Assembleare, indicando le leggi del Codice Civile che lo disciplinano.
- In particolare, chiedo conferma che la sequenza vincolante sia la seguente:
1 - L'Amministratore introduce la seduta riportando su modulo cartaceo presenze, deleghe e quorum
e fa eleggere dalla Assemblea il suo Presidente con voto palese e quorum. Prima di allontanarsi
dal ‘tavolo di regia’, deve consegnare al neoeletto Presidente il compilato modulo cartaceo.
2 - Il Presidente siede al tavolo di regia e col modulo ricevuto, può compiere i due atti preliminari che
gli competono prima di aprire il dibattito: * verificare i dati costitutivi sul modulo cartaceo;
* proporre e far nominare dalla Assemblea il proprio Segretario.
3 - Il Presidente dirige il verbale per ogni punto all’o. d. g. con relativa votazione e così procede per
ogni punto fino posto all’O. d. G. Al termine delle votazioni e della trattazione dei punti il Verbale
viene letto ed approvato. Il Presidente ed i Segretario sigillano il verbale apponendo la propria
firma per esteso.
4 - Il Presidente convoca l’Amministratore e gli consegna il Verbale affinché quest'ultimo,
nel suo ruolo esecutivo, proceda agli atti di competenza.
5 - L’Amministratore per fare fotocopie e distribuire il Verbale quanti giorni dovrebbe impiegare;
spesso impiega molto tempo o mesi (forse per fare scadere i termini di contestazione da parte
dei presenti perché se ne viene col computer, siede al tavolo di regia per tutto il tempo e non si sa
cosa scrive come detto innanzi!).

- Inoltre vi chiedo di fornirmi anche l'intera spiegazione normativa e un fac-simile cartaceo del modulo
Cartaceo”
Consulenza legale i 28/10/2026
L’assemblea funziona in maniera esattamente contraria a quanto descritto nel quesito: in realtà, per prassi e opportunità, non si può escludere l’amministratore dalla discussione assembleare, fermo restando che, al termine della discussione, l’argomento trattato verrà posto ai voti e i condomini decideranno in piena autonomia.

Si tenga presente che il rapporto che lega l’amministratore ai condomini è un contratto di mandato. L’amministratore, in qualità di mandatario, anche ai sensi dell’art. 1712 c.c., ha precisi obblighi professionali e deontologici: deve informare i propri mandanti di quanto è stato fatto nel loro interesse e, proprio in quanto professionista, ha il dovere di indicare ai condomini gli interventi opportuni per la conservazione della loro proprietà. Certamente, il luogo normativamente previsto per questo scambio è l’assemblea condominiale, ferma restando l’opportunità di ricevere personalmente i singoli condomini nel proprio ufficio. Tant’è che il codice civile attribuisce proprio all’amministratore il compito e il dovere di convocare l’assemblea, facoltà che, come regola generale, non è riconosciuta al singolo proprietario.

Al contrario, la funzione del presidente dell’assemblea è meramente formale. Spesso, come in questo caso, chi non è del settore attribuisce a questa figura un’importanza maggiore di quella riconosciutale dal codice civile, ove non è neppure espressamente normata. La nomina del presidente è un’attività preliminare allo svolgimento della riunione. I suoi compiti consistono principalmente nel verificare la sussistenza dei quorum costitutivi e deliberativi necessari affinché l’assemblea possa validamente deliberare; controllare la validità delle eventuali deleghe; dichiarare aperta la riunione; dirigere la discussione; porre ai voti i singoli argomenti all’ordine del giorno e dichiararli approvati o respinti in base all’esito delle votazioni.

Nella pratica, tutto ciò si concretizza nella firma che il presidente appone sul verbale della riunione, poco prima della sua conclusione. Il presidente può anche rifiutarsi di firmare qualora ritenga che quanto verbalizzato non corrisponda a ciò che è effettivamente avvenuto durante la riunione. Si tenga presente, tuttavia, che - secondo un orientamento giurisprudenziale consolidato - la mancata firma del presidente sul verbale dell’assemblea non costituisce, di per sé, un vizio che determina l’invalidità della delibera condominiale.
Durante la discussione, il ruolo dell’amministratore rimane fondamentale, poiché spesso è proprio in relazione al suo operato che i partecipanti all’assemblea sono chiamati a prendere le proprie decisioni.