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Diritto amministrativo -

Gli impianti sportivi italiani: tra pubblico e privato

AUTORE:
ANNO ACCADEMICO: 2022
TIPOLOGIA: Tesi di Laurea Magistrale
ATENEO: Universitą degli Studi di Perugia
FACOLTÀ: Giurisprudenza
ABSTRACT
Le strutture dedite allo sport devono risultare idonee sia alla pratica dello sport stesso che alle nuove esigenze, tipiche di una società in continua evoluzione. Il compito dello Stato dovrebbe essere proprio quello di garantire che gli impianti sportivi siano al passo coi tempi, ossia capaci di garantire il pieno godimento del diritto allo sport, sia per chi attivamente lo pratica sia per chi ne è coinvolto in qualità di tifoso.
Soprattutto lo stadio, ossia l’impianto sportivo che ospita, tendenzialmente, l’attività calcistica, assume un rilievo cruciale nella mappa fisica e nella mappa identitaria del territorio, ponendosi come catalizzatore di dinamiche, eventi, sentimenti e rappresentazione dal contenuto simbolico proprio.
In Italia, tuttavia, queste aspettative non sembrano essere esaudite. Infatti, il raggiungimento di livelli di efficienza e di qualità che contraddistinguono stadi e altri impianti per lo sport presenti nel Mondo risulta essere molto difficoltoso: sempre più si sente parlare dell’arretratezza ed inadeguatezza delle strutture, della lentezza dei procedimenti, di riforme insufficienti e dell’eccessiva burocrazia, fattori che non permetterebbero di rendere gli impianti sportivi adatti alle nuove formule dello sport e alle nuove richieste di sportivi e tifosi italiani.
In risposta a tali problematiche, soprattutto in ambito calcistico, si parla sempre di più della privatizzazione degli impianti sportivi: una gestione manageriale, agli occhi dell’opinione pubblica, sembrerebbe essere più efficace ed efficiente nell’esaudire le richieste di milioni di spettatori, tifosi e sportivi.
Proprio da tali questioni nasce questo lavoro. L’obiettivo della presente ricerca, pertanto, è stato quello di scovare eventuali vie e mezzi che la Pubblica Amministrazione può seguire affinché essa non sia nuovamente “costretta” a cedere completamente al processo di privatizzazione. Si vuole dimostrare che vi è ancora una possibilità per l’attività amministrativa italiana di “reinventarsi” e rendersi capace di rispondere ed esaudire alle richieste dei cittadini, i quali, sempre meno, confidano nelle capacità di azione e di decisione dello Stato.

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