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Pensione, puoi avere 5 mesi di contributi gratis per ogni figlio nato quando non lavoravi, ma devi chiederli in tempo

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Pensione, puoi avere 5 mesi di contributi gratis per ogni figlio nato quando non lavoravi, ma devi chiederli in tempo
Hai avuto un figlio in un periodo in cui non lavoravi? Quei mesi non sono necessariamente persi: l'INPS può trasformarli in contributi validi per la pensione, senza pagare nulla. Ecco chi vi ha diritto e come fare domanda
Sono moltissime le donne che hanno avuto un figlio in un momento in cui non avevano un contratto di lavoro: magari prima ancora di trovare il primo impiego, nel periodo di pausa tra un'occupazione e l'altra, oppure subito dopo la scadenza di un contratto a termine. Guardando il proprio estratto conto contributivo, queste mamme trovano un "buco" proprio in corrispondenza della nascita. Quel vuoto, però, in molti casi può essere riempito senza alcun costo.
A prevederlo è l'articolo 25, comma 2, del Decreto legislativo n. 151 del 2001, il cosiddetto Testo unico in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità. La norma stabilisce che i periodi corrispondenti al congedo obbligatorio di maternità, anche se avvenuti al di fuori di un rapporto di lavoro, sono considerati utili ai fini della pensione.
È importante chiarire subito un punto: non si tratta di un bonus in denaro né di un'indennità arretrata. Nessuno riceverà un bonifico. Si parla invece di contributi figurativi, cioè contributi che l'INPS riconosce "sulla carta" pur senza che siano stati effettivamente versati, e che vengono accreditati, come prevede l'articolo 8 della Legge n. 155 del 1981, con effetto dal periodo in cui è avvenuta la nascita.
Chi vi ha diritto
La condizione fondamentale è una sola, ma va letta con attenzione: al momento in cui si presenta la domanda, la lavoratrice deve poter vantare almeno cinque anni di contributi effettivi versati durante un'attività di lavoro dipendente. Questo significa che non è necessario aver già maturato i cinque anni quando è nato il bambino. Il requisito può essere raggiunto anche molti anni dopo. Una donna che ha avuto un figlio a vent'anni, quando ancora non lavorava, e che ha poi iniziato a lavorare come dipendente, potrà presentare la richiesta una volta raggiunta la soglia dei cinque anni.
Contano i contributi versati come dipendente nel Fondo pensioni lavoratori dipendenti e anche nelle gestioni sostitutive o esclusive dell'Assicurazione generale obbligatoria (come quelle del pubblico impiego). Non sono invece sufficienti, da soli, i contributi versati esclusivamente come artigiana, commerciante o coltivatrice diretta. Il beneficio, nei casi previsti dalla legge, può essere riconosciuto anche al padre lavoratore.
C'è poi un paletto introdotto dall'articolo 2, comma 504, della Legge n. 244 del 2007 (Finanziaria 2008): il diritto spetta a chi risultava iscritto "in servizio" alla data del 27 aprile 2001, giorno di entrata in vigore del Testo unico. Secondo l'INPS, per l'Assicurazione generale obbligatoria è considerato in servizio chi a quella data era attivo e non ancora titolare di pensione.
Sul tema è intervenuta anche la Corte di Cassazione (Sezione Lavoro): con la sentenza n. 7385 del 19 marzo 2008 ha stabilito che l'accredito va riconosciuto indipendentemente da quando si è verificata la nascita e dal settore in cui la donna ha lavorato prima o dopo. Con la successiva sentenza n. 23037 del 12 novembre 2010 la Suprema Corte ha dato ragione a una lavoratrice contro l'INPS, chiarendo che i contributi figurativi spettano qualunque fosse la gestione di iscrizione all'epoca del parto, e perfino se in quel periodo la donna non era iscritta a nessuna gestione perché disoccupata.
Quanti mesi si recuperano, anche per i figli nati prima del 1994
L'accredito copre il periodo che corrisponde al congedo obbligatorio di maternità previsto per la nascita del figlio. Nella generalità dei casi si tratta di cinque mesi: due mesi prima del parto e tre mesi dopo, esattamente come avviene per una lavoratrice dipendente che va in maternità. La durata precisa, però, va calcolata in base alla normativa in vigore nel momento in cui è nato il bambino, perché nel corso degli anni le regole sono cambiate.
Una delle novità più importanti riguarda le maternità lontane nel tempo. In origine, infatti, l'articolo 14, comma 3, del Decreto legislativo n. 503 del 1992 consentiva l'accredito soltanto per le nascite avvenute dal 1° gennaio 1994 in poi. Con il Testo unico del 2001 quella norma è stata abrogata e il beneficio è stato esteso anche ai figli nati prima del 1994.
Per molte donne oggi vicine alla pensione, questo significa poter recuperare mesi che fino a qualche anno fa sembravano irrimediabilmente persi. Resta però un'ultima condizione da rispettare: il periodo richiesto non deve essere già coperto da altri contributi in qualsiasi gestione previdenziale, altrimenti si avrebbe una doppia copertura non ammessa.
Come fare domanda
Il punto su cui molte donne inciampano è proprio questo: l'INPS non accredita questi mesi in automatico. Serve una domanda specifica, da presentare attraverso il servizio online dedicato all'"Accredito dei contributi figurativi per maternità al di fuori di un rapporto di lavoro", accessibile dal sito dell'Istituto con le proprie credenziali (SPID, CIE o CNS). Chi non ha dimestichezza con le procedure digitali può rivolgersi gratuitamente a un patronato, che si occuperà di compilare e inviare la pratica.
Alla richiesta vanno allegati i dati della madre e quelli relativi alla nascita del figlio, che possono essere forniti anche tramite dichiarazione sostitutiva (la classica autocertificazione). Prima di procedere, è consigliabile controllare con attenzione il proprio estratto conto contributivo, per individuare con precisione i periodi scoperti.
C'è infine un dettaglio da non sottovalutare: la domanda va presentata prima di andare in pensione. La Corte dei Conti, con la sentenza n. 81/2017 ha infatti chiarito che il diritto spetta agli iscritti ancora attivi al momento della domanda. Chi aspetta troppo rischia quindi di perdere l'occasione. Vale davvero la pena informarsi: quei cinque mesi in più possono servire sia a raggiungere prima il diritto alla pensione, sia ad aumentarne l'importo.


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