Non solo microchip obbligatori per l'identificazione dei cani, misure specifiche di contrasto al traffico illegale di cuccioli e rafforzamento della tracciabilità degli animali lungo tutta la filiera: il fulcro del nuovo regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio, relativo al benessere di cani e gatti, risiede anche nel divieto di strumenti coercitivi, come collari a strangolo e a punte, soprattutto quando privi di sistemi di sicurezza che impediscano lo strozzamento o la compressione eccessiva del collo dell'animale. L'intuibile logica normativa sottesa è quella di eliminare o limitare dispositivi di controllo, che possano causare dolore, soffocamento, sofferenza o stress fisico, privilegiando metodi di gestione dell'animale considerati più rispettosi della sua salute.
Oltre all'aspetto tecnico-giuridico, la riforma viene letta come un'evoluzione culturale profonda. Questi strumenti, infatti, sono storicamente collegati a una certa impostazione dell'addestramento dell'animale, basata sul concetto di dominanza dell'uomo: il comportamento indesiderato viene corretto attraverso stimoli negativi o coercitivi. Ebbene, negli ultimi anni la cinofilia moderna si è progressivamente orientata a modelli alternativi, fondati sulla costruzione della relazione uomo-cane, sulla riduzione dello stress e dei comportamenti reattivi e sul cosiddetto rinforzo positivo. Quest'ultimo fa riferimento a una tipologia di metodo educativo nel quale si premia il comportamento desiderato del cane (aggiungendo uno stimolo piacevole come cibo, gioco o lodi) subito dopo averlo eseguito. Ciò aumenta la probabilità che il quadrupede ripeta l'azione in futuro, costruendo una relazione fondata sulla fiducia.
Ebbene, il divieto del collare a strozzo si inserisce proprio in questa evoluzione: non solo una norma tecnica, ma - in senso più ampio - una novità sostanziale nell'approccio educativo e gestionale. Come accennato, la fonte normativa è un "regolamento europeo" e, quindi, uno strumento giuridico direttamente applicabile negli Stati membri. Tuttavia, nella pratica l'entrata in vigore delle regole sarebbe graduale. In genere, infatti, dopo la pubblicazione ufficiale, serve un periodo tecnico di applicazione e le norme vengono tipicamente attuate per fasi successive. Con specifico riferimento al divieto di collare a strozzo, i settori professionali (allevatori, venditori, strutture cinofile) saranno presumibilmente coinvolti prima dei privati cittadini. Prima che le incisive misure europee siano pienamente operative, è ragionevole dove attendere almeno qualche anno.
Oggi in Italia non esiste un divieto nazionale generale dei collari a strozzo, perciò sono strumenti sono ancora legalmente acquistabili - nei negozi specializzati e online - e utilizzabili. Tuttavia, si sta assistendo a una crescente sensibilità normativa a livello locale e alcune città, come ad esempio Milano, hanno già introdotto restrizioni specifiche. Al momento il quadro normativo non è quindi uniforme, ma l'indirizzo tracciato è quello della riforma costituzionale dell'11 febbraio 2022, che ha modificato la Costituzione introducendo la tutela diretta degli animali nei Principi Fondamentali. Sullo stesso solco si colloca la legge 82/2025, che ha riconosciuto gli animali "esseri senzienti" da tutelare ed educare con metodi non violenti, inasprendo le pene per i reati a loro danno.
In definitiva, è allora chiaro che, in questo contesto, strumenti come collari a strozzo o a punte appaiano sempre più incompatibili con i principi moderni di benessere animale. Anzi, il divieto europeo dei collari coercitivi si inserisce in un processo più ampio di riforma del diritto del benessere animale, che ha già trovato spazio in Italia e che, con tutta sicurezza, lo troverà in futuro.