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Pensione, puoi andarci a 57 anni da casalinga anche senza aver mai lavorato versando solo 25 euro al mese: ecco come

Pensione, puoi andarci a 57 anni da casalinga anche senza aver mai lavorato versando solo 25 euro al mese: ecco come
Non esiste un assegno unico per chi si occupa della casa, ma tre strumenti distinti garantiscono copertura contro gli infortuni, riqualificazione professionale e un percorso previdenziale che può portare alla pensione già a 57 anni
Occuparsi della casa e della famiglia senza percepire uno stipendio non significa restare senza una pensione propria. Sebbene non esista un assegno mensile riconosciuto a titolo di “bonus casalinghe” — espressione molto diffusa online, ma priva di un riscontro normativo preciso — il nostro ordinamento prevede tre strumenti distinti, pensati per esigenze diverse, che è importante conoscere.

Perché non esiste un unico “bonus” per casalinghi e casalinghe
Il legislatore ha scelto di intervenire su tre fronti separati, ciascuno rivolto a soggetti specifici. C'è chi punta a rientrare nel mercato del lavoro e ha bisogno di riqualificarsi. C'è chi svolge attività domestiche in modo abituale e ha diritto a una copertura assicurativa contro gli infortuni. E c'è chi si occupa della famiglia per l'intera vita lavorativa e vuole costruirsi, contributo dopo contributo, una posizione previdenziale che altrimenti non maturerebbe mai.
Il fenomeno che ha spinto verso queste misure è tutt'altro che marginale. In Italia una persona su tre in età da lavoro, tra i 18 e i 67 anni, non lavora e non cerca attivamente un impiego. Oltre il 30% di questa platea di “inattivi” dichiara di restare fuori dal mercato per motivi personali, una categoria in cui rientra in larga parte proprio chi si occupa della casa e dei familiari.

L'assicurazione INAIL contro gli infortuni domestici
Chi svolge attività di cura della casa e della famiglia in modo esclusivo, abituale e gratuito, con un'età compresa tra i 18 e i 67 anni, è tenuto per legge a iscriversi all'assicurazione INAIL contro gli infortuni domestici, istituita dalla legge 493/1999. Non si tratta di un'opzione, ma di un obbligo che lo Stato ha voluto estendere anche a chi lavora, di fatto, senza un contratto e senza retribuzione.

Importi e soglie di esenzione per il 2026
Per il 2026 il premio annuale resta fissato a 24 euro. La cifra, tuttavia, non è dovuta da tutti. Ha diritto all'esonero totale, con il costo a carico dello Stato, chi possiede un reddito personale lordo entro 4.648,11 euro oppure un reddito familiare complessivo lordo entro 9.296,22 euro. L'iscrizione si effettua online sul portale dell'INAIL con SPID, CIE o CNS, ed è anche il requisito indispensabile per poter accedere ai corsi di formazione riservati a questa categoria.

Il Fondo per la formazione, la via del reinserimento lavorativo
Per chi punta invece a tornare a lavorare, dal 2020 è attivo un fondo dedicato, con una dotazione di 3 milioni di euro l'anno. Le risorse finanziano percorsi pensati per rafforzare le competenze digitali e professionali di chi è rimasto fuori dal mercato del lavoro, con l'obiettivo dichiarato di agevolare il reintegro occupazionale. Vi possono accedere le persone tra i 18 e i 67 anni, a condizione che risultino regolarmente iscritte all'assicurazione INAIL contro gli infortuni domestici appena descritta.

Il Fondo di previdenza per i lavori di cura, la strada verso la pensione
Chi si è occupato, o intende occuparsi, della famiglia per l'intera vita lavorativa può costruirsi una posizione previdenziale attraverso il Fondo di previdenza per le persone che svolgono lavori di cura non retribuiti derivanti da responsabilità familiari. Lo strumento è stato istituito dal d.lgs. 565/1996, nell'ambito della riforma Dini, e funziona come una forma di previdenza interamente volontaria, alimentata da versamenti effettuati direttamente dall'interessato o anche da un familiare. Possono iscriversi le persone di entrambi i sessi con un'età compresa tra i 16 e i 65 anni, a condizione che non siano già titolari di una pensione diretta e che non svolgano un'attività lavorativa, dipendente o autonoma, soggetta all'obbligo di iscrizione a un'altra cassa o gestione previdenziale. Fa eccezione il lavoro part-time, quando l'orario o la retribuzione non consentono di raggiungere il minimale contributivo utile alla pensione.

Quanto si versa e da quando si può andare in pensione
Per il 2026 il versamento minimo è di 25,82 euro al mese, pari a 309,84 euro per maturare un anno intero di contribuzione. Il diritto alla pensione si acquisisce con almeno 5 anni di versamenti, per un totale minimo di 1.549,20 euro. Una volta raggiunta questa soglia, la pensione di vecchiaia può essere liquidata in due momenti diversi. A partire dai 57 anni di età, se l'importo maturato è pari ad almeno 1,2 volte l'assegno sociale. In caso contrario, l'erogazione slitta al compimento dei 65 anni. Trattandosi di un sistema contributivo puro, l'importo finale dipende interamente da quanto è stato versato negli anni, quindi versamenti più consistenti si traducono in un assegno più alto.


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