La divisione dell’eredità consente ai coeredi di sciogliere la comunione sui beni lasciati dal defunto e di ottenere ciascuno la propria quota. Si tratta, in linea generale, di un diritto riconosciuto a ogni erede. Tuttavia, non sempre la divisione può essere effettuata immediatamente.
Le ragioni sono diverse: dalla volontà espressa dal testatore alla presenza di un nascituro, dalla mancata accettazione dell’eredità ai problemi urbanistici degli immobili abusivi.
Vediamo quali sono i principali casi nei quali la divisione ereditaria può essere impedita o temporaneamente sospesa.
L’articolo 713 del codice civile consente al testatore di stabilire che la divisione dell’eredità non venga effettuata per un determinato periodo. In particolare, il testatore può disporre che i beni rimangano indivisi fino a quando il più giovane dei figli o dei discendenti abbia raggiunto l’età prevista dalla norma.
È inoltre possibile imporre un divieto temporaneo di divisione, entro il limite massimo stabilito dalla legge.
Il divieto testamentario, tuttavia, non è necessariamente insuperabile. In presenza di gravi circostanze, il tribunale può consentire la divisione anche prima della scadenza del periodo stabilito dal testatore.
La finalità della norma è quindi quella di evitare che il patrimonio venga frammentato prematuramente, lasciando comunque spazio all'intervento dell'autorità giudiziaria quando il mantenimento della comunione non sia più opportuno.
Anche la presenza di un nascituro potrebbe bloccare la divisione.
Un'altra situazione particolare si verifica quando tra i possibili eredi vi è un concepito non ancora nato.
L'articolo 715 del codice civile prevede che, in determinate circostanze, la divisione venga rinviata proprio per tutelare i diritti del nascituro. Prima di procedere alla spartizione è, infatti, necessario attendere che venga chiarita la situazione successoria.
Un problema analogo può sorgere quando è in corso una controversia relativa al riconoscimento di un figlio, oppure quando deve essere definita la posizione di un ente indicato dal testatore come beneficiario dell'eredità. In situazioni di questo tipo il giudice può, ricorrendone i presupposti, autorizzare una divisione anticipata adottando, però, le necessarie cautele per tutelare chi potrebbe acquisire successivamente la qualità di erede.
E chi non ha ancora accettato l'eredità può chiedere la divisione?
Non è sufficiente essere semplicemente chiamati all'eredità per poter chiedere lo scioglimento della comunione ereditaria. Occorre aver acquistato la qualità di erede attraverso l'accettazione. Chi non ha ancora accettato, quindi, non può normalmente pretendere la divisione in qualità di coerede.
L'accettazione può essere espressa oppure, in determinate circostanze, tacita. Anche la proposizione di una domanda giudiziale di divisione può costituire un comportamento incompatibile con la volontà di rinunciare all'eredità e, quindi, integrare un'accettazione tacita.
Occorre però prestare attenzione al termine entro il quale l'eredità può essere accettata: il diritto di accettare si prescrive, in linea generale, in dieci anni dall'apertura della successione.
Una disciplina particolare riguarda chi ha accettato l'eredità con beneficio d'inventario.
In questo caso il patrimonio del defunto rimane distinto da quello dell'erede, con la conseguenza che quest'ultimo mantiene una tutela rispetto ai debiti ereditari.
Proprio per preservare tale protezione, determinati atti relativi ai beni ereditari richiedono l'autorizzazione prevista dalla legge. L'articolo 493 del codice civile disciplina specificamente le conseguenze degli atti compiuti senza le necessarie autorizzazioni.
La questione assume particolare importanza quando nell'eredità sono presenti minori o altri soggetti sottoposti a specifiche forme di tutela.
Si può dividere un immobile abusivo ereditato?
La morte del proprietario non cancella eventuali abusi edilizi commessi quando l'immobile era ancora nella disponibilità del defunto.
Gli eredi subentrano nella titolarità del bene nella situazione materiale e giuridica in cui questo si trova. L'acquisto per successione, tuttavia, non costituisce una sanatoria dell'abuso edilizio.
Questo significa che un fabbricato realizzato senza il necessario titolo abilitativo, in totale difformità oppure interessato da altre irregolarità urbanistiche, può essere trasmesso agli eredi senza che, per effetto della successione, venga automaticamente regolarizzato.
Gli eredi possono quindi trovarsi a dover affrontare:
Le ragioni sono diverse: dalla volontà espressa dal testatore alla presenza di un nascituro, dalla mancata accettazione dell’eredità ai problemi urbanistici degli immobili abusivi.
Vediamo quali sono i principali casi nei quali la divisione ereditaria può essere impedita o temporaneamente sospesa.
L’articolo 713 del codice civile consente al testatore di stabilire che la divisione dell’eredità non venga effettuata per un determinato periodo. In particolare, il testatore può disporre che i beni rimangano indivisi fino a quando il più giovane dei figli o dei discendenti abbia raggiunto l’età prevista dalla norma.
È inoltre possibile imporre un divieto temporaneo di divisione, entro il limite massimo stabilito dalla legge.
Il divieto testamentario, tuttavia, non è necessariamente insuperabile. In presenza di gravi circostanze, il tribunale può consentire la divisione anche prima della scadenza del periodo stabilito dal testatore.
La finalità della norma è quindi quella di evitare che il patrimonio venga frammentato prematuramente, lasciando comunque spazio all'intervento dell'autorità giudiziaria quando il mantenimento della comunione non sia più opportuno.
Anche la presenza di un nascituro potrebbe bloccare la divisione.
Un'altra situazione particolare si verifica quando tra i possibili eredi vi è un concepito non ancora nato.
L'articolo 715 del codice civile prevede che, in determinate circostanze, la divisione venga rinviata proprio per tutelare i diritti del nascituro. Prima di procedere alla spartizione è, infatti, necessario attendere che venga chiarita la situazione successoria.
Un problema analogo può sorgere quando è in corso una controversia relativa al riconoscimento di un figlio, oppure quando deve essere definita la posizione di un ente indicato dal testatore come beneficiario dell'eredità. In situazioni di questo tipo il giudice può, ricorrendone i presupposti, autorizzare una divisione anticipata adottando, però, le necessarie cautele per tutelare chi potrebbe acquisire successivamente la qualità di erede.
E chi non ha ancora accettato l'eredità può chiedere la divisione?
Non è sufficiente essere semplicemente chiamati all'eredità per poter chiedere lo scioglimento della comunione ereditaria. Occorre aver acquistato la qualità di erede attraverso l'accettazione. Chi non ha ancora accettato, quindi, non può normalmente pretendere la divisione in qualità di coerede.
L'accettazione può essere espressa oppure, in determinate circostanze, tacita. Anche la proposizione di una domanda giudiziale di divisione può costituire un comportamento incompatibile con la volontà di rinunciare all'eredità e, quindi, integrare un'accettazione tacita.
Occorre però prestare attenzione al termine entro il quale l'eredità può essere accettata: il diritto di accettare si prescrive, in linea generale, in dieci anni dall'apertura della successione.
Una disciplina particolare riguarda chi ha accettato l'eredità con beneficio d'inventario.
In questo caso il patrimonio del defunto rimane distinto da quello dell'erede, con la conseguenza che quest'ultimo mantiene una tutela rispetto ai debiti ereditari.
Proprio per preservare tale protezione, determinati atti relativi ai beni ereditari richiedono l'autorizzazione prevista dalla legge. L'articolo 493 del codice civile disciplina specificamente le conseguenze degli atti compiuti senza le necessarie autorizzazioni.
La questione assume particolare importanza quando nell'eredità sono presenti minori o altri soggetti sottoposti a specifiche forme di tutela.
Si può dividere un immobile abusivo ereditato?
La morte del proprietario non cancella eventuali abusi edilizi commessi quando l'immobile era ancora nella disponibilità del defunto.
Gli eredi subentrano nella titolarità del bene nella situazione materiale e giuridica in cui questo si trova. L'acquisto per successione, tuttavia, non costituisce una sanatoria dell'abuso edilizio.
Questo significa che un fabbricato realizzato senza il necessario titolo abilitativo, in totale difformità oppure interessato da altre irregolarità urbanistiche, può essere trasmesso agli eredi senza che, per effetto della successione, venga automaticamente regolarizzato.
Gli eredi possono quindi trovarsi a dover affrontare:
- la verifica della situazione urbanistica dell'immobile;
- l'accertamento dell'eventuale sanabilità delle opere;
- possibili procedimenti e sanzioni amministrative;
- eventuali interventi di demolizione o ripristino;
- difficoltà nella successiva vendita o divisione;
- controversie tra coeredi sulla ripartizione dei costi;
- spese tecniche e giudiziarie necessarie per definire la situazione.
La successione, in altre parole, trasferisce il bene ma non cancella i problemi urbanistici che lo riguardano.
In materia le Sezioni Unite della Cassazione, con la sentenza n. 25021/2019 (richiamata anche dall'ordinanza n. 21743/2026), hanno stabilito il principio secondo cui la disciplina urbanistica sulla commerciabilità degli immobili può trovare applicazione anche quando si procede allo scioglimento della comunione ereditaria.
Il punto è particolarmente importante: un immobile abusivo può entrare nell'eredità, ma ciò non significa che possa essere successivamente trasferito liberamente tra i coeredi.
La divisione, infine, può essere nulla se viene escluso un erede: è questo il caso della cosiddetta preterizione, cioè l'omissione di un soggetto che avrebbe dovuto partecipare alla successione o alla divisione testamentaria. L'articolo 735 del codice civile disciplina la divisione effettuata dal testatore tra i propri eredi e stabilisce specifiche conseguenze quando uno degli eredi viene omesso.
La questione è particolarmente importante quando il testatore attribuisce direttamente i beni ai propri figli o discendenti, ma non considera uno dei soggetti che hanno diritto a partecipare alla successione. L'erede escluso può dover ricorrere al giudice per far valere i propri diritti. A seconda della situazione concreta, possono inoltre entrare in gioco le norme sulla successione necessaria e sull'azione di riduzione, attraverso le quali si tutela la quota riservata dalla legge ai legittimari.