Con l'
ordinanza n. 24015/2026 della Terza Sezione civile, la Corte di Cassazione affronta un tema che riguarda la vita quotidiana di milioni di persone: l'
uso eccessivo del cellulare può rappresentare un
pericolo concreto per la salute. I giudici richiamano un principio già affermato nella giurisprudenza: chi deve comportarsi con prudenza per non causare danni è tenuto ad adottare tutte le cautele necessarie, e persino quelle soltanto opportune, per proteggere la salute di chi usa il prodotto. Questo obbligo diventa ancora più rigoroso per chi svolge un'attività professionale e mette in commercio beni destinati ai consumatori.
Secondo la Corte, la diligenza richiesta a un'azienda non si esaurisce nel rispetto delle regole tecniche minime. Serve un comportamento proporzionato alla natura del prodotto e al suo livello di pericolosità, che comprende anche il dovere di seguire l'evoluzione della ricerca scientifica e di aggiornare di conseguenza le informazioni fornite al pubblico.
L'obiettivo è eliminare o ridurre il rischio e mettere il
consumatore nella condizione di sapere tutto ciò che serve. Questo vale soprattutto quando i pericoli non sono immediatamente percepibili e quando bastano semplici accorgimenti personali, uniti a una corretta informazione, per abbassare il livello di esposizione.
Radiofrequenze, segnale debole e minori: i rischi che vanno spiegati
Richiamando anche la giurisprudenza europea, la Cassazione ricorda che l'uso del cellulare espone a radiofrequenze in misura variabile, a seconda di come il telefono viene utilizzato. Per questo
il produttore deve mettere in guardia l'utente anche se oggi non esistono risultati scientifici certi, così che ciascuno possa valutare da sé fattori come la durata delle chiamate, la distanza del dispositivo dal corpo, la qualità del segnale e l'esposizione accumulata nel tempo.
C'è un aspetto che molti ignorano: in alcune situazioni del tutto normali, come in auto o dove il segnale è debole, il telefono aumenta in modo significativo l'emissione di radiofrequenze. E con un uso prolungato o a stretto contatto con il corpo, il rischio cresce soprattutto per bambini e ragazzi, come evidenziato da uno studio documentato della Società Italiana di Pediatria.
La Corte ha così dato ragione, nella sostanza, alla donna che aveva fatto
ricorso. Lei sosteneva che, se fosse stata informata correttamente, avrebbe cambiato le sue abitudini: avrebbe ridotto le telefonate lunghe, usato più spesso vivavoce e auricolari, evitato di tenere il telefono a contatto con il corpo o acceso accanto a sé durante la notte, e sarebbe stata più attenta in presenza dei figli piccoli.
Risarcibile anche il danno da "mero timore"
La conseguenza più rilevante della
decisione è che
si apre la strada a numerose richieste di risarcimento nei confronti delle aziende produttrici. La Suprema Corte, infatti, ha precisato che
può essere risarcito anche il danno da semplice paura, a condizione che questa si trasformi in un turbamento psichico reale e giuridicamente rilevante. Non basta quindi una generica preoccupazione: serve un disagio concreto, che incida davvero sulla vita della persona.
Il quadro va letto insieme a un dato scientifico importante: l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC), pur escludendo al momento la certezza di danni, ha classificato i campi elettromagnetici a radiofrequenza come "possibilmente cancerogeni per l'uomo". Non a caso, dopo la sentenza del Tar Lazio, Sez. III-quater, n. 500 del 15 gennaio 2019, che aveva richiamato l'obbligo previsto dall'articolo 10 della legge n. 36/2001, i Ministeri della Salute, dell'Istruzione e dell'Ambiente hanno avviato una campagna informativa su Rai, web e social, con l'obiettivo di promuovere un uso corretto dei telefoni e di spiegare i rischi per salute e ambiente legati a un uso scorretto.
Bambini sempre connessi e notti senza riposo: i numeri che preoccupano
Nonostante la campagna, i risultati sembrano modesti. Secondo gli ultimi dati Istat, ogni italiano possiede in media più di un cellulare. Circa il 19% dei bambini tra i 6 e i 10 anni e l'85% degli adolescenti tra gli 11 e i 17 anni usa il telefono ogni giorno, e il 72% naviga quotidianamente su internet. Le più assidue sono le ragazze: l'87,5% usa lo smartphone tutti i giorni.
I rischi però non si fermano alle radiofrequenze. La luce blu dello schermo e la stimolazione continua riducono la produzione di melatonina, alterando i ritmi naturali del sonno, soprattutto se si usa il telefono a letto. Le cuffie ad alto volume usate a lungo danneggiano l'udito, mentre la luce intensa dello schermo al buio affatica la vista.
Una dipendenza che cambia anche le relazioni
C'è, infine, un effetto più sottile ma non meno importante: l'impatto del telefonino sui rapporti umani. Tutto tende a diventare virtuale e il contatto diretto con gli altri si sta rapidamente perdendo. Basta entrare in una qualsiasi sala d'attesa per accorgersene: quasi nessuno guarda chi ha accanto, mentre in tanti controllano nervosamente lo schermo in cerca di messaggi o di risposte su qualunque cosa. Una forma di dipendenza che, inevitabilmente, pesa anche sulla salute.
In pochi anni cellulari e intelligenza artificiale hanno cambiato profondamente il nostro modo di vivere, spesso senza che ce ne rendessimo conto. E la decisione della Cassazione ricorda che la posta in gioco non riguarda soltanto la salute, ma anche il diritto di ogni consumatore a essere informato per scegliere in modo consapevole.