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Pensione anticipata, esci a 63 anni e mezzo e prendi fino a 1.500 euro al mese, ma solo in 4 casi: prorogato l’Ape sociale

Pensione anticipata, esci a 63 anni e mezzo e prendi fino a 1.500 euro al mese, ma solo in 4 casi: prorogato l’Ape sociale
L’Ape sociale viene prorogata fino al 2027, ma cambia l’età minima per andare in pensione anticipata: ecco chi potrà beneficiarne, quanti contributi servono e quanto spetta al mese
L’uscita anticipata dal mondo del lavoro attraverso l’Ape sociale sarà possibile anche nel 2027, ma con una condizione anagrafica leggermente più restrittiva. La nuova Legge di Bilancio conferma infatti la prosecuzione della misura fino al 31 dicembre 2027, introducendo un incremento di un mese dell’età minima necessaria per ottenere il beneficio.

Dal prossimo anno, per accedere all’anticipo pensionistico occorrerà aver raggiunto 63 anni e 6 mesi di età. Nel 2026, invece, la soglia richiesta è pari a 63 anni e 5 mesi. La proroga permette quindi di mantenere uno strumento di accompagnamento alla pensione per chi si trova in situazioni di disoccupazione, assiste familiari con disabilità grave, presenta una condizione di invalidità oppure svolge mansioni particolarmente faticose.

Chi può ottenere l’Ape sociale nel 2027
L’Ape sociale non costituisce una vera e propria pensione anticipata, ma un’indennità temporanea riconosciuta dall’Inps a lavoratori che, pur non avendo ancora raggiunto i requisiti ordinari per il pensionamento, si trovano in specifiche condizioni personali o professionali.
La normativa individua quattro gruppi di beneficiari, ciascuno caratterizzato da presupposti differenti. Il requisito anagrafico comune, a partire dal 2027, sarà quello dei 63 anni e 6 mesi, mentre l’anzianità contributiva varia in funzione della categoria di appartenenza.

Tra i destinatari rientrano innanzitutto i lavoratori disoccupati che hanno perso involontariamente l’occupazione, oppure hanno cessato il rapporto di lavoro attraverso dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale nell’ambito delle procedure previste dalla legge. La tutela comprende anche chi ha terminato un contratto a tempo determinato, purché possa dimostrare di aver maturato almeno 18 mesi di lavoro nei 36 mesi precedenti la cessazione. Per ottenere l’indennità è necessario, inoltre, aver esaurito integralmente il periodo di fruizione della prestazione di disoccupazione spettante e possedere almeno 30 anni di contributi.

La seconda categoria comprende i caregiver, ossia coloro che prestano assistenza continuativa a un familiare con disabilità in situazione di gravità. È necessario che l’assistenza venga svolta da almeno sei mesi nei confronti del coniuge o di un parente di primo grado convivente. In presenza delle ulteriori condizioni stabilite dalla disciplina, il beneficio può essere riconosciuto anche a chi assiste un parente o affine di secondo grado convivente. Anche per questi soggetti l’accesso richiede una contribuzione minima di 30 anni.

Possono beneficiare dell’anticipo pensionistico anche gli invalidi civili, a condizione che sia stata riconosciuta una percentuale di invalidità pari almeno al 74%. In questo caso, come per disoccupati e caregiver, occorre aver versato almeno 30 anni di contributi.

Un regime contributivo differente riguarda invece i lavoratori impegnati in attività gravose. Per loro è necessario aver svolto una delle professioni comprese nell’elenco predisposto dal legislatore per almeno sette anni nell’ultimo decennio, oppure per sei anni negli ultimi sette. L’anzianità contributiva ordinariamente richiesta sale a 36 anni, mentre può essere ridotta a 32 anni per alcune attività, tra cui quelle svolte dagli operai edili e dai ceramisti.

È prevista, inoltre, una riduzione dei contributi necessari per le lavoratrici madri. Per loro il requisito viene abbassato di 12 mesi per ciascun figlio, fino a un massimo di 24 mesi complessivi.

Importo mensile, tassazione e limiti di cumulabilità: come funziona l’indennità
L’importo riconosciuto a chi ottiene l’Ape sociale viene determinato sulla base della pensione maturata al momento della decorrenza della prestazione. Tuttavia, l’assegno non può superare 1.500 euro lordi mensili, indipendentemente dall’importo della pensione calcolata.
L’erogazione avviene per dodici mensilità all’anno. Non è quindi prevista la tredicesima e, durante il periodo di percezione dell’indennità, non vengono accreditati contributi figurativi utili ad aumentare l’anzianità assicurativa.

La prestazione accompagna il beneficiario fino al raggiungimento della pensione di vecchiaia oppure fino al momento in cui maturano i requisiti per un diverso trattamento pensionistico anticipato. È dunque uno strumento temporaneo, che non determina automaticamente il diritto a una pensione definitiva.

Un altro aspetto da considerare riguarda la possibilità di svolgere un’attività lavorativa mentre si percepisce il beneficio. In linea generale, l’Ape sociale non è compatibile con redditi derivanti da lavoro dipendente o autonomo. È ammessa soltanto un’eccezione per il lavoro autonomo occasionale, purché i compensi lordi complessivi non superino 5.000 euro nell’arco dell’anno.

Ape sociale 2026: domande entro il 30 novembre
La proroga al 2027 non elimina gli adempimenti necessari per chi intende ottenere il riconoscimento del beneficio già nell’anno in corso. Per i lavoratori interessati all’Ape sociale nel 2026 l’ultima data da segnare sul calendario è il 30 novembre 2026.
Entro questo termine deve essere trasmessa all’Inps la richiesta di verifica delle condizioni che danno diritto all’accesso alla misura. Si tratta dell’ultima finestra disponibile per l’anno, dopo quelle già previste per il 31 marzo e il 15 luglio.

La procedura amministrativa si articola in due momenti distinti. In una prima fase l’Istituto verifica che il richiedente possieda tutti i requisiti previsti dalla normativa; successivamente, una volta ottenuto il riconoscimento delle condizioni, è possibile presentare la domanda per la liquidazione dell’indennità.
Chi ha già tutti i requisiti necessari può procedere con la trasmissione contestuale delle due istanze, evitando di attendere la conclusione di una fase prima di avviare la successiva.

Proroga Ape sociale, stanziati oltre 1,4 miliardi fino al 2032
La conferma della misura anche per il 2027 comporta un ulteriore impegno economico a carico delle casse pubbliche. La Manovra ha infatti previsto una copertura finanziaria distribuita su più esercizi, con stanziamenti che proseguono anche dopo la scadenza della proroga.
Nel dettaglio, per il 2027 sono destinati alla misura 180 milioni di euro. La dotazione sale a 370 milioni nel 2028 e a 350 milioni nel 2029, per poi ridursi progressivamente a 300 milioni nel 2030, 170 milioni nel 2031 e 30 milioni nel 2032.


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