Il 28 ottobre 2026 è stato firmato in via definitiva il
Contratto collettivo nazionale di lavoro del comparto Funzioni Locali per il triennio 2025-2027. La sottoscrizione è avvenuta nella sede dell’
ARAN, l’Agenzia che rappresenta le pubbliche amministrazioni al tavolo con i sindacati, e chiude un percorso iniziato il 21 luglio con la firma dell’ipotesi di accordo. Tra le due date, il testo ha dovuto superare il vaglio della
Corte dei Conti, che ne ha certificato la compatibilità con i conti pubblici: un passaggio obbligatorio previsto dall’articolo
47 del
Decreto legislativo 165/2001 (il
Testo unico sul pubblico impiego), che disciplina proprio il procedimento di contrattazione collettiva nel settore pubblico.
È importante chiarire subito una cosa: quando si parla di "
dipendenti pubblici", in questo caso non ci si riferisce a tutti gli statali, ma ai lavoratori di uno specifico comparto. Il contratto riguarda infatti
403.617 persone che lavorano in Regioni, Comuni, Province, Camere di commercio e negli altri enti locali. Si tratta, per intenderci, degli impiegati dell’anagrafe, dei vigili urbani, del personale degli uffici tecnici, dei servizi sociali comunali e di tutti coloro che ogni giorno fanno funzionare la macchina amministrativa più vicina ai cittadini.
Aumenti di 141 euro e arretrati da 1.136 euro: le cifre
Veniamo alla parte che interessa di più. Il nuovo contratto prevede incrementi retributivi medi di 141 euro lordi mensili, da calcolare su tredici mensilità, quindi compresa la tredicesima. Complessivamente, l’aumento corrisponde al 5,7% del monte salari del 2023, cioè della somma di tutte le retribuzioni pagate dagli enti in quell’anno, presa come base di riferimento.
A questo si aggiungono gli arretrati, ovvero le somme maturate nei mesi trascorsi dall’inizio del triennio contrattuale senza che i nuovi importi venissero applicati. Secondo le stime, gli arretrati medi accumulati fino a ottobre ammontano a circa 1.136 euro lordi per ciascun lavoratore.
Attenzione però a non fare i conti in tasca troppo in fretta: si tratta di
valori medi. Le cifre che ogni dipendente vedrà davvero possono essere più alte o più basse, perché dipendono dall’area professionale di appartenenza, dalla posizione economica e dalle specifiche regole contrattuali che si applicano a ciascuno. In più, va ricordato che si parla sempre di
importi lordi: la somma netta che finirà sul
conto corrente sarà inferiore, una volta applicate le trattenute fiscali e previdenziali. Non finisce qui: a partire
dal 1° luglio 2027 è previsto un ulteriore ritocco economico, grazie all’
aumento dell’indennità di comparto, la voce fissa che accompagna lo stipendio base di questi lavoratori.
Quando arrivano i soldi in busta paga
Con la firma definitiva, il contratto è diventato pienamente operativo. Il presidente dell’ARAN, Antonio Naddeo, ha rassicurato i lavoratori spiegando che i nuovi importi compariranno in busta paga già nelle prossime settimane. Un risultato che l’Agenzia rivendica con soddisfazione, perché questa volta gli aumenti vengono riconosciuti mentre il contratto è ancora in vigore, e non a triennio ormai scaduto come accaduto spesso in passato.
C’è però un aspetto pratico da tenere presente:
la data esatta del pagamento non è uguale per tutti. Ogni ente, infatti, deve aggiornare il proprio sistema di gestione degli stipendi per inserire le nuove tabelle e calcolare gli arretrati. Questo significa che un dipendente di un grande
Comune potrebbe ricevere gli aumenti in tempi diversi rispetto a un collega di una piccola
Provincia o di una Camera di commercio. Il consiglio, quindi, è di controllare con attenzione i prossimi
cedolini e, in caso di dubbi, rivolgersi all’ufficio del personale del proprio ente.
Non solo stipendi: welfare e intelligenza artificiale
Il rinnovo contrattuale non si limita alla parte economica. Tra le novità più interessanti ci sono le nuove regole sull’
uso dell’intelligenza artificiale negli uffici pubblici. Naddeo ha sottolineato che, adesso, toccherà ai singoli enti applicare il contratto, partendo proprio dalle norme sull’innovazione tecnologica. L’idea è quella di introdurre i nuovi strumenti digitali attraverso regole condivise, senza mettere in secondo piano il ruolo delle persone che lavorano nella
pubblica amministrazione.
Il contratto interviene anche sul fronte del welfare e delle tutele sociali, e rafforza le risorse per la contrattazione integrativa, cioè quella che si svolge a livello del singolo ente e che può portare ulteriori benefici ai dipendenti. Soddisfazione è stata espressa anche dalla Conferenza delle Regioni: Marco Alparone, presidente del Comitato di Settore Regioni-Sanità, ha parlato di una tappa importante, capace di rendere le Regioni amministrazioni più moderne e attrattive e di valorizzare il lavoro del personale. Ora si apre la fase applicativa: per oltre 403mila lavoratori, il momento più atteso resta quello dell’adeguamento della busta paga e dell’arrivo degli arretrati.