Adesso la novità è che il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) sta studiando un piano per compensare i bonus statali con eventuali debiti dei cittadini verso gli enti locali, come multe stradali o tasse comunali non pagate.
La proposta è al vaglio della sottosegretaria al MEF, Sandra Savino, che ne ha discusso durante i lavori della commissione Finanze del Senato sul decreto fiscale. L’obiettivo, ha spiegato, è creare “un meccanismo che consenta di compensare i crediti derivanti dalle detrazioni fiscali con i debiti accumulati anche verso gli enti locali”.
Non si tratterebbe quindi della perdita del diritto al bonus, ma di una compensazione automatica: chi ha somme da ricevere dallo Stato potrebbe vedersi trattenere una parte dell’importo per saldare eventuali pendenze, ad esempio multe per violazioni del Codice della strada oppure imposte comunali non versate, come TARI o IMU.
Secondo quanto riportato da alcuni quotidiani, il meccanismo allo studio si baserebbe su una trattenuta automatica: nel momento in cui il cittadino matura il diritto a un bonus, il sistema verificherebbe l’eventuale presenza di debiti verso i Comuni e sottrarrebbe direttamente l’importo dovuto.
La principale criticità attiene, tuttavia, alla gestione dei dati. Oggi, infatti, gli enti locali utilizzano sistemi differenti per il recupero crediti: in alcuni casi se ne occupa Agenzia delle Entrate-Riscossione, in altri concessionari privati. Per rendere operativo il piano sarà, quindi, necessario far dialogare le diverse banche dati.
Il progetto si intreccia anche con l’introduzione dell’IMU precompilata, prevista dall’inizio del prossimo anno, che dovrebbe facilitare l’integrazione delle informazioni fiscali tra amministrazioni centrali ed enti locali.
Intanto si ricorda ai contribuenti che la manovra finanziaria per il 2026 (L. 199/205) contempla una novità che attendevano da tempo: è attribuita ai Comuni e alle Regioni la possibilità di prevedere direttamente, ed entro determinati limiti, tipologie di definizione agevolata in attuazione dell’autonomia di cui gli enti stessi godono nella gestione dei tributi.
Una misura che, in qualche modo, anticipa quanto già previsto nella delega fiscale, ma che rischiava di arenarsi nelle lunghe tempistiche della riforma.
La novità riguarda tutti i carichi di natura locale, compresi:
- IMU (Imposta municipale propria);
- TARI (Tassa rifiuti);
- ICP (Imposta comunale sulla pubblicità e diritti sulle affissioni);
- Canoni patrimoniali unici (occupazione suolo pubblico e pubblicità);
- multe e sanzioni amministrative per violazioni al Codice della Strada;
- tributi speciali regionali (es. tassa auto, canoni idrici, addizionali IRPEF regionali non versate).
La definizione agevolata potrà consistere:
- nell’abbattimento totale o parziale di sanzioni e interessi di mora;
- nella rateizzazione del debito residuo;
- nella rinuncia agli oneri accessori e di riscossione.