La proposta: ridare libertà ai proprietari, togliere competenze ai sindaci
Il ragionamento di Salvini parte dal principio dell’inviolabilità della proprietà privata. Se un immobile è di tua proprietà, sostiene il ministro, hai il diritto di farne ciò che ritieni opportuno, compreso affittarlo a chi vuoi e per quanto vuoi. Le restrizioni imposte da alcuni Comuni – tra cui Firenze e Milano – rappresenterebbero, dunque, un'ingerenza ideologica e non una risposta concreta a un problema reale.
L'obiettivo del provvedimento allo studio non sarebbe quello di intervenire sulla legislazione nazionale in materia di locazioni, ma di ridimensionare il perimetro entro cui i Comuni possono legiferare autonomamente sulla destinazione d'uso degli immobili nei centri storici. In altre parole, si vorrebbe togliere ai sindaci la facoltà di bloccare gli affitti brevi, restituendo ai privati piena libertà di scelta.
Il caso Firenze e il nodo Milano
Firenze rappresenta oggi il caso più emblematico in Italia. Con un provvedimento adottato nella primavera del 2025, l'amministrazione comunale ha vietato l'apertura di nuovi affitti brevi turistici nell'area del centro storico riconosciuta patrimonio dell'umanità dall'Unesco, consentendo la prosecuzione solo a chi era già operativo nel corso del 2024.
Quanto a Milano, il capoluogo lombardo non ha adottato norme paragonabili a quelle fiorentine. L'unico intervento locale riguarda il divieto di installare le cosiddette key box, ossia le cassette con codice che consentono ai turisti di accedere autonomamente all'appartamento, su spazi pubblici come pali e rastrelliere.
Un'inversione di rotta rispetto alla linea del governo
Il governo Meloni, tuttavia, ha preso una direzione opposta rispetto a quella del Ministro Salvini. Infatti, anziché allentare i vincoli, li ha rafforzati attraverso una serie di misure che hanno inciso in modo significativo sul mercato delle locazioni turistiche.
Sul piano normativo, l'esecutivo ha introdotto l'obbligo del Codice Identificativo Nazionale (CIN) per tutte le strutture destinate ad affitti brevi, al fine di garantire trasparenza e contrastare l'evasione fiscale. Ha inoltre innalzato la cedolare secca dal 21% al 26% sul secondo immobile detenuto da persone fisiche, e ha intensificato i controlli fiscali sul settore.
Il governo ha altresì fissato in due il numero massimo di appartamenti che un privato può destinare agli affitti brevi senza aprire una partita IVA. Superata questa soglia, l'attività viene considerata imprenditoriale a tutti gli effetti, con i relativi adempimenti fiscali e previdenziali.