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Pensione, in arrivo 1.000 euro l'anno per la pensione di tuo figlio fin dalla nascita: ecco la nuova proposta INPS

Pensione, in arrivo 1.000 euro l'anno per la pensione di tuo figlio fin dalla nascita: ecco la nuova proposta INPS
Pensare alla pensione di un neonato può sembrare quasi paradossale. Eppure, iniziare a costruire una posizione previdenziale fin dai primi mesi di vita potrebbe rappresentare uno strumento per accumulare, nel tempo, un capitale destinato alla futura pensione
Un piccolo patrimonio previdenziale costruito fin dalla nascita. A delineare il progetto è stato il presidente dell’INPS Gabriele Fava, che ha indicato tra le possibili iniziative un sistema di risparmio previdenziale destinato ai bambini. Lo schema ipotizzato prevede un versamento pubblico di circa 1.000 euro ogni anno per ciascun nuovo nato, con l'obiettivo di proseguire i contributi durante la crescita del bambino e fino all'età lavorativa.
Al momento, però, si tratta di una proposta e non di una misura già approvata e operativa. L'ipotesi si inserisce nel più ampio dibattito sul futuro della previdenza complementare e sulle politiche di sostegno alle nuove generazioni.

Quale il meccanismo immaginato?
Il principio economico alla base della proposta è relativamente semplice: prima si comincia a investire, più lungo è il periodo nel quale il capitale può crescere.
Un bambino che ricevesse un contributo ogni anno dalla nascita potrebbe avere davanti a sé diversi decenni di accumulo. Se le somme fossero investite, i rendimenti potrebbero a loro volta generare ulteriori rendimenti.
Questo meccanismo, tuttavia, non significa che il risultato finale sia garantito. Gli investimenti finanziari comportano, infatti, dei rischi e possono produrre rendimenti differenti nel corso del tempo.
Per questo motivo, eventuali valutazioni sulla convenienza del progetto dovrebbero tenere conto non soltanto dell'entità dei contributi pubblici, ma anche di costi, modalità di investimento, fiscalità, vincoli e possibilità di utilizzo delle somme.
Il meccanismo immaginato sarebbe dunque diverso dai tradizionali strumenti di sostegno alla natalità: non si tratterebbe, infatti, di un bonus da spendere nell'immediato, ma di una risorsa destinata a rimanere collegata al futuro previdenziale del bambino. L'idea sostanzialmente è quella di alimentare un "salvadanaio previdenziale" individuale già alla nascita, nel quale far confluire i contributi pubblici.

Con un orizzonte temporale di diversi decenni, anche versamenti relativamente contenuti potrebbero beneficiare dell'effetto della capitalizzazione. È proprio il fattore tempo a rappresentare uno degli elementi centrali della proposta.

Il progetto potrebbe inoltre prevedere la possibilità per genitori, nonni e altri familiari di effettuare versamenti aggiuntivi.
In questo modo il contributo pubblico costituirebbe una base di partenza, alla quale la famiglia potrebbe eventualmente aggiungere altre somme nel corso degli anni.
La posizione potrebbe, quindi, crescere attraverso due canali: da una parte i versamenti pubblici, dall'altra i contributi volontari della famiglia.
L'obiettivo sarebbe quello di creare progressivamente un patrimonio destinato alla previdenza complementare del futuro lavoratore.

Uno degli aspetti ancora da definire riguarda l'utilizzo delle somme accumulate. L'ipotesi discussa prevede che il capitale possa essere destinato principalmente alla futura previdenza, ma che possa essere prevista una certa flessibilità per esigenze importanti della vita del giovane, come formazione, università o altri percorsi di crescita personale e professionale.
Le modalità concrete di accesso al capitale, così come eventuali limiti e condizioni, dovrebbero naturalmente essere stabilite dalla normativa nel caso in cui la proposta venisse trasformata in una misura effettiva.
Il progetto si inserisce anche nel dibattito sull'andamento della natalità in Italia.
L'idea dei promotori è collegare il sostegno alle famiglie con una politica di lungo periodo dedicata alle nuove generazioni. In questa prospettiva, la nascita di un figlio non comporterebbe soltanto un sostegno economico nell'immediato, ma anche l'avvio di una posizione previdenziale destinata a crescere nel corso della vita.
L'INPS ha più volte sottolineato il legame tra lavoro, natalità e sostenibilità del sistema previdenziale. Nel 2025, in occasione degli Stati Generali della Natalità, il presidente Fava aveva evidenziato proprio l'importanza delle scelte che riguardano giovani, lavoro e previdenza per il futuro del Paese.

Ma quanto costerebbe allo Stato?
Le maggiori perplessità riguardano naturalmente la copertura finanziaria. Se si ipotizzassero circa 355 mila nuove nascite l'anno, un contributo pubblico di 1.000 euro per ogni bambino comporterebbe una spesa iniziale di circa 355 milioni di euro l'anno per la prima coorte di beneficiari. La spesa, inoltre, crescerebbe negli anni se il contributo venisse riconosciuto ogni anno anche alle generazioni successive. Il costo complessivo dipenderebbe quindi dalla platea dei beneficiari, dalla durata dei versamenti e dalle modalità con cui il programma verrebbe effettivamente strutturato.

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