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Pensione anticipata, rischi 345 euro l'anno in meno per un solo giorno di differenza: ecco la data da non superare

Pensione anticipata, rischi 345 euro l'anno in meno per un solo giorno di differenza: ecco la data da non superare
Restare al lavoro fino al 2027 conviene? Tra incentivi, coefficienti e rivalutazione del montante, la risposta non è scontata
Per chi si avvicina al traguardo della pensione anticipata, è bene sapere che pochi giorni di differenza nella data di maturazione del diritto possono cambiare l'importo dell'assegno più di quanto ci si aspetti. Non è solo una questione di requisiti contributivi, ma pesa anche il calendario dei coefficienti di trasformazione, fissati ogni due anni e ancora sconosciuti per il biennio che si apre nel 2027.

Il requisito sale di un mese dal 2027
Fino al 31 dicembre 2026 la pensione anticipata ordinaria si raggiunge con 42 anni e 10 mesi di versamenti per gli uomini, un anno in meno per le donne, senza alcun vincolo di età anagrafica. Dal 1° gennaio 2027 il conto si allunga di un mese su entrambi i fronti e, dal 2028, arriverà un secondo scatto di due mesi. Pertanto, la soglia finale toccherà 43 anni e 1 mese per gli uomini e 42 anni e 1 mese per le donne.

L'aumento discende dal meccanismo di adeguamento alla speranza di vita, fermo dal 2019 e riattivato dal decreto direttoriale del Ministero dell'Economia, di concerto con quello del Lavoro, del 19 dicembre 2025, che aveva quantificato in tre mesi complessivi l'incremento legato ai dati ISTAT. La Legge di Bilancio 2026 ha poi spalmato quei tre mesi su due anni, ammorbidendo l'impatto immediato. La Circolare INPS n. 28 del 16 marzo 2026 ha recepito la novità e confermato le deroghe per i lavoratori addetti a mansioni gravose, usuranti e pesanti, che restano ancorati ai requisiti attuali fino al 2028.

Il diritto resta cristallizzato
Chi arriva al traguardo entro la fine del 2026, però, non perde nulla se la domanda parte più tardi: l'anzianità contributiva già maturata resta congelata ai valori dell'anno in cui è stata raggiunta, anche se la pratica viene presentata mesi dopo. È lo scatto successivo, quello che decorre dal 1° gennaio 2027, a colpire soltanto chi arriva al requisito da quella data in avanti.

I coefficienti di trasformazione
Il requisito contributivo, però, non è l'unico elemento del calcolo. I coefficienti di trasformazione, cioè i parametri che trasformano il capitale versato in una rendita annua, dipendono dall'età che il lavoratore ha nel momento in cui il trattamento decorre, non da quella in cui il diritto viene perfezionato.

Cosa insegna il precedente 2025-2026
Un esempio aiuta a capire la portata del fenomeno. Il precedente aggiornamento, disposto dal Ministero del Lavoro il 20 novembre 2024, aveva ridotto quei parametri tra l'1,55% e il 2,18% rispetto al biennio precedente: chi arriva a 67 anni con un capitale di 300mila euro accumulato vede l'assegno ridursi di circa 345 euro lordi l'anno. È stato il settimo intervento dall'introduzione del sistema contributivo e solo la revisione del 2022 sfuggì al segno negativo, per effetto del crollo pandemico della speranza di vita. L'ottava, quella che riguarderà il biennio 2027-2028, dovrebbe arrivare entro fine anno, ma al 31 agosto il relativo decreto non risultava ancora pubblicato: ogni cifra circolata finora resta una stima priva di base ufficiale.

La finestra mobile decide l'anno di decorrenza
Tra la maturazione del requisito e il pagamento della prima rata trascorrono tre mesi, la cosiddetta finestra mobile, valida per la generalità degli iscritti all'Assicurazione Generale Obbligatoria. Chi arriva a 42 anni e 10 mesi il 30 settembre 2026 incassa quindi la prima rata entro dicembre, con i coefficienti ancora in vigore nel biennio 2025-2026. Basta un giorno di differenza e il quadro cambia: chi tocca la stessa soglia il 1° ottobre vede la decorrenza slittare al 1° gennaio 2027, conservando sì il requisito contributivo più favorevole, ma finendo comunque nel nuovo biennio, con parametri che al momento nessuno conosce.

Tempi più lunghi per il pubblico impiego
Il discorso cambia per chi è iscritto alle gestioni CPDEL, CPS, CPI e CPUG, che affronta tempi più lunghi, con un'attesa che arriva a sette mesi per chi completa il requisito entro la fine del 2027 e a nove mesi per chi lo raggiunge dal 2028 in avanti.

Restare al lavoro conviene? L'incentivo al posticipo
Chi raggiunge il traguardo entro il 31 dicembre 2026 può però scegliere di rimanere al lavoro invece di ritirarsi, mantenendo intatto il diritto già acquisito e vedendosi riconosciuta in stipendio la quota di contribuzione che, altrimenti, andrebbe versata all'ente previdenziale. La possibilità è stata estesa a questa platea dalla Legge n. 199/2025, che richiama un meccanismo già introdotto dalla Legge n. 197/2022, con le istruzioni operative arrivate tramite la Circolare INPS n. 42 del 3 aprile scorso. Ne restano fuori i dipendenti che hanno già l'età anagrafica per la pensione di vecchiaia o che percepiscono già un trattamento diretto. Per chi sceglie la permanenza, il montante continua comunque a crescere e con esso cresce anche il coefficiente applicabile, più alto quanto maggiore è l'età alla decorrenza.

Manovra 2027, ipotesi ancora aperte
Il Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali propone che l'adeguamento alla speranza di vita colpisca soltanto i coefficienti e il requisito anagrafico della pensione di vecchiaia, lasciando invece ferma l'anzianità contributiva richiesta per l'anticipata. Sul fronte sindacale, la piattaforma comune di CGIL, CISL e UIL punta invece ad abbandonare gli automatismi legati alla speranza di vita, chiedendo l'uscita con 41 anni di contributi a prescindere dall'età anagrafica e l'introduzione di una pensione contributiva minima di garanzia per chi ha avuto una carriera discontinua.

Circola inoltre, in ambito governativo, l'ipotesi di un'uscita a 64 anni con ricalcolo interamente contributivo dell'assegno, mentre il presidente dell'INPS, Gabriele Fava, ha rilanciato l'idea di un terzo pilastro previdenziale pensato per le generazioni più giovani. Il calendario istituzionale prevede l'invio del Documento Programmatico di Bilancio a Bruxelles entro il 15 ottobre e l'arrivo del testo alle Camere il 20 ottobre, con approvazione entro fine anno. Fino a quel momento, restano valide le regole appena descritte.


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