Brocardi.it - L'avvocato in un click! REDAZIONE

Lavoratore, ora devono pagarti le ferie con le indennità se fai i turni e anche tutti gli arretrati: nuova sentenza

Lavoratore, ora devono pagarti le ferie con le indennità se fai i turni e anche tutti gli arretrati: nuova sentenza
Turni, reparti difficili e indennità continuative. Ecco quando il contratto collettivo non può escluderle dal conto delle ferie, secondo il giudice del lavoro di Salerno
Chi va in ferie non deve perdere le voci di stipendio che compensano i disagi del lavoro quotidiano. Lo ha stabilito il Tribunale di Salerno, Sezione Lavoro, con la sentenza dell'11 settembre 2026, n. 1373. Il giudice ha dato ragione a due infermieri a cui l'azienda sanitaria non aveva pagato, nei giorni di ferie, due indennità che ricevevano regolarmente nei giorni di servizio.

Il caso dei due infermieri
I due lavoratori sono infermieri professionali a tempo indeterminato, uno in rianimazione e l'altro in neurologia. Fanno turni che ruotano sulle 24 ore, per 36 ore a settimana. Per ogni giornata lavorata ricevevano l'indennità di turno e quella riconosciuta a chi presta servizio in terapia intensiva e in altri reparti particolarmente impegnativi. Quando andavano in ferie, però, queste somme non rientravano nel calcolo della paga. Da qui la causa, che copre i cinque anni compresi tra gennaio 2020 e dicembre 2024.

Cosa significano davvero le ferie retribuite
Il diritto a un riposo annuale pagato è tutelato dall'art. 36 Cost., dall'art. 2109 del c.c. e dall'art. 10 del D.lgs. 8 aprile 2003, n. 66. A livello europeo lo garantiscono l'art. 31 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione e l'art. 7 della direttiva 2003/88/CE, che impone agli Stati di assicurare almeno quattro settimane di ferie annuali pagate.

Resta da chiarire come si calcoli la retribuzione delle ferie. Per la Corte di giustizia dell'Unione europea (sentenza del 15 settembre 2011, causa C-155/10) il lavoratore in ferie conserva la retribuzione ordinaria. Allo stipendio di base si sommano, quindi, gli importi che compensano un aspetto scomodo delle mansioni e quelli legati alla posizione personale e professionale. Restano fuori i rimborsi volti a coprire spese occasionali. La Cassazione ha fatto proprio questo orientamento con la sentenza n. 13425 del 17 maggio 2019, dopo aver sostenuto per anni che toccasse ai contratti collettivi decidere cosa includere nella paga feriale.

Le tre condizioni per far entrare una voce nel calcolo
Il Tribunale mette subito un limite. Non esiste alcuna parità automatica tra la paga delle ferie e quella dei mesi lavorati. Il principio serve a evitare un taglio sproporzionato, capace di scoraggiare il lavoratore dal prendersi il riposo.

Perché una voce entri nel calcolo servono tre requisiti. Deve nascere dalla natura stessa delle mansioni, compensando un disagio concreto, oppure dipendere dalla condizione professionale o personale di chi la riceve. Deve essere pagata con continuità, o almeno non in modo occasionale, e per verificarlo conta la frequenza con cui compare in busta paga. Deve infine avere un importo apprezzabile, tale che perderlo possa spingere il lavoratore a rinunciare alle ferie.

Il peso dell'importo
L'azienda sosteneva che le due indennità non frenassero nessuno dal prendersi le ferie. Il giudice ha respinto questa tesi. Il fatto che in Italia le ferie siano irrinunciabili non basta, perché un dipendente può comunque essere indotto a non goderne per non vedere calare la paga. Non conta nemmeno che i due lavoratori abbiano effettivamente goduto delle ferie. Basta che l'effetto dissuasivo sia anche solo potenziale.

Confrontando la paga giornaliera ordinaria con quella dei giorni di ferie, il Tribunale ha rilevato un calo di almeno il 10%. Il Tribunale richiama la Cassazione, che con l'ordinanza n. 17495 del 2025 ha respinto la tesi di un'azienda sanitaria secondo cui un'incidenza del 6% sulla paga giornaliera sarebbe stata troppo bassa per scoraggiare le ferie. Per il giudice di Salerno, una riduzione di quell'ordine basta a creare l'effetto dissuasivo.

La decisione e le somme riconosciute
Verificati i tre requisiti, il giudice ha dichiarato nulle le clausole del contratto collettivo di settore che lasciano fuori le due indennità dal conteggio della paga delle ferie. Ha quindi condannato l'azienda a versare 1.025,33 euro a un lavoratore e 733,18 euro all'altro, oltre agli interessi legali dalla maturazione di ciascuna somma fino al pagamento.
La sentenza non estende il diritto a qualunque voce della busta paga, perché il giudice valuta caso per caso se l'indennità sia legata alle mansioni, continuativa e abbastanza consistente. Offre però un criterio concreto a chi lavora su turni o in condizioni gravose per controllare come vengono pagate le proprie ferie.


Notizie Correlate

Hai un dubbio o un problema su questo argomento?

Scrivi alla nostra redazione giuridica

e ricevi la tua risposta entro 5 giorni a soli 29,90 €

Nel caso si necessiti di allegare documentazione o altro materiale informativo relativo al quesito posto, basterà seguire le indicazioni che verranno fornite via email una volta effettuato il pagamento.