La risposta non è assoluta perché, di volta in volta, dipende dalle circostanze concrete. Vero è che il Codice della strada vieta l'utilizzo della corsia d'emergenza per semplici esigenze personali, ma la giurisprudenza, nel corso del tempo, ha chiarito che una necessità fisiologica particolarmente urgente può rientrare tra le situazioni di "malessere" che consentono una sosta eccezionale. La differenza fondamentale risiede - quindi - nel reale bisogno e nel successivo comportamento tenuto dall'automobilista.
Come è noto, la corsia d'emergenza sulle autostrade e principali strade extraurbane non è uno spazio destinato alle normali soste. La sua funzione è quella di agevolare interventi immediati e garantire sicurezza in situazioni impreviste. In particolare, l'art. 176 del Codice della strada fissa il divieto di fermata e sosta sulle carreggiate, sulle rampe e sugli svincoli, salvo casi particolari legati a:
- un'avaria del veicolo;
- un malessere del conducente o di un passeggero;
- altre situazioni di effettiva emergenza.
La questione del bisogno fisiologico è stata affrontata più volte dalla Cassazione, che ha dato un'interpretazione ampia del concetto di "malessere". Ebbene, secondo gli Ermellini, non è necessario che il conducente sia colpito da una patologia grave o un problema fisico evidente. Il malessere può comprendere anche una condizione temporanea - ma improvvisa, urgente e non rinviabile - che impedisce di proseguire la guida in sicurezza.
In breve, la necessità di fare pipì al più presto è, anch'essa, un malessere e il motivo è semplice: trattenere uno stimolo fisico particolarmente intenso può provocare disagio, dolore, perdita di concentrazione e una riduzione dell'attenzione necessaria per guidare. In una situazione del genere, continuare il viaggio verso la prossima area di servizio, o piazzola di sosta, potrebbe essere più pericoloso che arrestare il veicolo per una breve sosta.
La Suprema Corte ha, quindi, riconosciuto che anche un bisogno fisiologico urgente può giustificare l'utilizzo della corsia d'emergenza, purché si tratti di - e possa provarsi - una situazione realmente impellente e non di una semplice comodità. In altre parole, per non violare la legge, non occorre essere anziani, malati o avere particolari problemi di salute: anche una persona perfettamente sana può trovarsi improvvisamente nell'impossibilità di proseguire la marcia senza l'insorgenza di rischi per la sicurezza.
Se fare pipì in autostrada non è vietato, si può però rischiare comunque una sanzione pecuniaria. Infatti, se una necessità fisiologica ben giustifica una sosta, non significa però anche che sia sempre consentito urinare liberamente lungo l'autostrada. La legge tutela, infatti, anche il rispetto della pubblica decenza. Il comportamento dell'automobilista deve essere sempre improntato alla massima discrezione. Ecco perché la Cassazione, con la sentenza n. 19753/2022, ha confermato la multa nei confronti di un automobilista sorpreso dalla Polizia Stradale durante la minzione sul guardrail della corsia d'emergenza. In quel caso, i giudici hanno ritenuto determinante il fatto che l'uomo non avesse dimostrato né una reale impossibilità di attendere, né di aver adottato tutte le precauzioni possibili per evitare di essere visto dagli altri automobilisti.
Il problema, quindi, non era il bisogno fisiologico in sé, ma il modo in cui era stato soddisfatto. Al fine di tutelare il comune senso del pudore e il decoro degli spazi pubblici, chi si trova in una situazione urgente deve cercare di limitare al massimo l'esposizione agli occhi degli altri utenti della strada, utilizzando - quando possibile - la protezione della vettura, del guardrail o di elementi naturali presenti ai margini della carreggiata. Urinare in un luogo pubblico non costituisce più un reato. A seguito del d. lgs. 8/2016, infatti, gli atti contrari alla pubblica decenza sono stati depenalizzati e trasformati in illecito amministrativo. La violazione prevista dall'art. 726 del c.p. comporta ora una sanzione amministrativa pecuniaria. Oggi, peraltro, a seguito della sentenza 95/2022 della Corte Costituzionale, l'entità della multa per chi urina in autostrada è stata drasticamente ridotta, passando da importi fino a 10mila euro a importi fino a 309 euro.
Ricapitolando, il principio stabilito dalla giurisprudenza è chiaro: la legge non punisce il bisogno fisiologico inevitabile, ma l'utilizzo improprio dell'autostrada e un comportamento privo di rispetto verso gli altri. La valutazione dipende sempre dalle circostanze: quanto era urgente il bisogno, se esistevano alternative ragionevoli sul percorso e quali precauzioni sono state adottate.