Brocardi.it - L'avvocato in un click! REDAZIONE

Agenzia delle Entrate, puoi dedurre dal reddito le penali per ritardi e inadempimenti: nuova ordinanza

Fisco - -
Agenzia delle Entrate, puoi dedurre dal reddito le penali per ritardi e inadempimenti: nuova ordinanza
Le penali contrattuali sono deducibili, ma la Cassazione autorizza il Fisco a negare il beneficio se l’operazione è palesemente antieconomica
Nella realtà quotidiana di un'impresa, il pagamento di una penale contrattuale costituisce spesso il prezzo da pagare per conservare un cliente importante o per mantenere un rapporto commerciale essenziale per la propria attività. Tuttavia, quella penale può diventare oggetto di contestazione da parte del Fisco, sotto il profilo della deducibilità dal reddito d'impresa.
Al riguardo, sorge però spontanea una domanda: fino a dove può spingersi il potere di controllo del Fisco sulle scelte gestionali di un'impresa? La risposta arriva da una recente pronuncia della Corte di Cassazione, l’ordinanza n. 12400, depositata il 3 maggio 2026.

La vicenda ha origine da una verifica fiscale condotta dall'Agenzia delle Entrate nei confronti di una società, in relazione alle annualità d'imposta 2009, 2010 e 2011. All'esito dei controlli, veniva notificato alla società un processo verbale di constatazione, che per il solo periodo d'imposta 2011 contestava un maggior imponibile ai fini IRES di circa 408.890 euro. A seguito del contraddittorio, nel settembre 2016 l'AdE emetteva un avviso di accertamento con pretese sia ai fini IRES che IVA.

In particolare, il Fisco aveva puntato la propria lente di ingrandimento su alcune penali contrattuali che la contribuente aveva concordato con una società di distribuzione. Secondo l’Ufficio, tali somme non erano deducibili dal reddito d'impresa per mancanza del requisito di inerenza. La CTP di Ancona aveva accolto parzialmente il ricorso della contribuente, ma la CTR delle Marche aveva ribaltato la decisione del giudice di primo grado, accogliendo parzialmente l'appello dell'AdE e riconoscendo la deducibilità delle penali solo per un importo di 50.000 euro. La società contribuente proponeva dunque ricorso per cassazione fondato su due motivi principali, mentre l'Agenzia delle Entrate proponeva ricorso incidentale, contestando la deducibilità delle penali.

La Cassazione, partendo dal ricorso incidentale dell'Agenzia delle Entrate, ha fornito un chiarimento importante circa l’inerenza delle penali contrattuali all'attività d'impresa. Le clausole penali pattuite ai sensi dell'art. 1382 del c.c. sono, di norma, deducibili dal reddito d'impresa. Esse non hanno finalità punitive o sanzionatorie, ma svolgono la funzione di rafforzare il vincolo contrattuale e di liquidare anticipatamente il danno da inadempimento. Inoltre, costituiscono un patto accessorio al contratto principale e, pertanto, sono connesse all'attività economica dell'impresa.

Tuttavia, precisa la Cassazione, questo principio non è assoluto. L’elemento centrale risiede nel concetto di inerenza, inteso non come mera utilità o convenienza economica del singolo costo, ma come correlazione funzionale e qualitativa tra la spesa sostenuta e l'attività d'impresa nel suo complesso, secondo quanto affermato anche dalla Corte Costituzionale nella sentenza n. 262/2020. In caso di un'operazione palesemente antieconomica, in quanto manifestamente sproporzionata in relazione al costo sostenuto e all'utilità ricavata, se ne può desumere il difetto di inerenza. In altre parole, la mancanza di una logica economica razionale genera il sospetto che dietro l'operazione sussistano finalità estranee all'impresa.

Ciò non significa, tuttavia, campo libero per il Fisco, che comunque non può sindacare a proprio piacimento le scelte imprenditoriali. Infatti, la Cassazione stabilisce che “l'Amministrazione è legittimata a contestare la deducibilità del costo sulla base di presunzioni semplici, purché gravi, precise e concordanti, spostando sul contribuente l'onere di fornire la prova contraria, ossia una giustificazione economica razionale e credibile delle proprie scelte”. Nel caso di specie, la Suprema Corte ha ritenuto che la CTR Marche avesse commesso un errore nel considerare la deducibilità delle penali come una regola automatica e assoluta, senza tenere conto degli elementi indiziari raccolti dal Fisco, come, ad esempio, il trasferimento del rischio d'impresa dall'affittante all'affittuaria in deroga alla prassi commerciale corrente, l'unicità di clausole penali così gravose, non previste negli altri rapporti con soggetti terzi, l'accettazione di una penale per un'azienda il cui contratto di locazione aveva scadenza ravvicinata e, infine, l'esistenza di un unico centro di interesse economico tra le parti.

La Corte ha pertanto accolto il ricorso incidentale dell'Agenzia delle Entrate, statuendo che le penali contrattuali sono deducibili per loro natura, ma la deducibilità può essere disconosciuta qualora l'Amministrazione dimostri - con presunzioni gravi, precise e concordanti - la manifesta antieconomicità e irragionevolezza dell'operazione nel suo complesso.


Notizie Correlate

Hai un dubbio o un problema su questo argomento?

Scrivi alla nostra redazione giuridica

e ricevi la tua risposta entro 5 giorni a soli 29,90 €

Nel caso si necessiti di allegare documentazione o altro materiale informativo relativo al quesito posto, basterà seguire le indicazioni che verranno fornite via email una volta effettuato il pagamento.