Chi ha compilato un 730 negli ultimi anni lo sa bene: quello che un tempo era un modulo da sbrigare in poco tempo si è trasformato in un adempimento pieno di insidie, da affrontare con estrema attenzione. Le informazioni da inserire sono cresciute anno dopo anno, fino a diventare una mole difficile da gestire. Ci sono i crediti d’imposta, i bonus Irpef sempre più numerosi e diversi tra loro, le detrazioni da trascinare dagli anni precedenti, come le rate dei bonus edilizi, e una lunga serie di altri dati che vanno riportati con precisione.
Questa complessità non pesa soltanto sulle spalle dei contribuenti, ma anche su quelle dei professionisti che li assistono, come commercialisti e operatori dei CAF, chiamati a gestire pratiche sempre più articolate in tempi stretti. Un errore, anche piccolo, può infatti tradursi in controlli, rettifiche e richieste di chiarimento da parte del Fisco. È proprio per alleggerire questo carico che si sta lavorando a una serie di correttivi. Al progetto starebbero contribuendo il Ministero dell’Economia e delle Finanze e gli esperti del Consiglio Nazionale dei Commercialisti. È bene però chiarirlo subito: per ora si tratta di ipotesi allo studio, non di regole già approvate.
Come funzionerebbe il nuovo 730 in due fasi
La proposta potrebbe trovare posto già nella prossima
legge di Bilancio, la manovra che il
Governo presenta in autunno e che, una volta approvata, entrerebbe in vigore dal 1° gennaio 2027. L’idea, pensata in chiave di semplificazione, è quella di
spezzare la dichiarazione dei redditi in due tappe, ciascuna con una propria scadenza e una propria funzione.
La
prima fase sarebbe quella più vicina al 730 che conosciamo. Il
contribuente dovrebbe inviare la dichiarazione
entro il 31 luglio, indicando i dati essenziali che servono a calcolare le imposte da pagare oppure il
rimborso spettante. In pratica, qui si concentrerebbe tutto ciò che incide direttamente sul conto finale con il Fisco.
La seconda fase, invece, avrebbe come termine il 30 novembre. In questa tappa andrebbero trasmessi tutti quei dati che non servono tanto a calcolare le tasse, quanto all’Amministrazione finanziaria per svolgere controlli e verifiche. Si tratta di una parte sempre più corposa della dichiarazione, che oggi appesantisce il modello e complica il lavoro di chi deve compilarlo entro i tempi previsti.
Più ordine nei dati: il ritorno al senso originario della dichiarazione
La proposta è mossa dalla volontà di separare il calcolo delle imposte dagli obblighi di tipo informativo. Oggi, all’interno dello stesso modello, convivono due anime diverse: da una parte i numeri che determinano quanto si deve versare, dall’altra una massa di informazioni su crediti d’imposta, bonus edilizi, aiuti di Stato e agevolazioni varie, utili soprattutto al Fisco per monitorare e verificare.
Dividere queste due componenti significherebbe dare al contribuente la possibilità di concentrarsi prima su ciò che conta per il pagamento, e solo in un secondo momento, con più calma, completare la parte dedicata ai controlli. In questo modo la dichiarazione tornerebbe, almeno in parte, alla sua funzione originaria: essere lo strumento con cui si stabiliscono e si pagano correttamente le tasse. Resta comunque una proposta che dovrà essere valutata e approfondita, e non è escluso che nel percorso subisca modifiche anche importanti.
Le scadenze ancora aperte per le dichiarazioni 2026
Mentre si discute del futuro, è bene non perdere di vista il presente. Con la scadenza del 30 settembre, la stagione del modello 730 si è ufficialmente chiusa. Chi, però, ha commesso un errore o ha dimenticato qualche dato ha ancora qualche margine per rimediare.
Fino al 26 ottobre è possibile presentare il 730 integrativo. Attenzione, però: questo strumento si può usare solo quando la correzione porta a un credito più alto, a un debito d’imposta più basso oppure lascia l’imposta invariata rispetto alla dichiarazione originaria. Se invece l’errore comporta più tasse da pagare, la strada è un’altra.
Entro il 2 novembre, infatti, si può ricorrere al modello Redditi correttivo. Lo stesso termine vale anche per il modello Redditi Persone Fisiche, il secondo modello dichiarativo, che può essere utilizzato anche da chi non è riuscito a presentare il 730 entro il 30 settembre. La scadenza ordinaria sarebbe il 31 ottobre, ma quest’anno cade di sabato, e il 1° novembre è festivo: per questo il termine slitta al primo giorno lavorativo utile, cioè lunedì 2 novembre.