La legge, fino a qualche anno fa, permetteva di andare in pensione a 60 anni attraverso la pensione di vecchiaia. Questo regime richiedeva due requisiti: quello anagrafico dei 60 anni; quello contributivo di aver versato almeno 20 anni di contributi che, in alcuni casi, potevano diventare 15.
Con le varie modifiche alla pensione di vecchiaia, i requisiti si sono inaspriti; infatti il requisito anagrafico è salito a 67 anni (cfr. circ. INPS n. 23/2025).
Il nostro ordinamento, tuttavia, prevede alternative che consentono di uscire anticipatamente dal mercato del lavoro. Il lavoratore del settore edile, in particolare, rientra nella categoria dei lavoratori che possono andare in pensione prima degli altri.
Secondo i dati raccolti dalle Casse edili, in Italia sono oltre 80.000 i lavoratori del comparto edile con più di 63 anni, e circa 14.000 di questi hanno superato persino la soglia dei 65 anni.
Con le varie modifiche alla pensione di vecchiaia, i requisiti si sono inaspriti; infatti il requisito anagrafico è salito a 67 anni (cfr. circ. INPS n. 23/2025).
Il nostro ordinamento, tuttavia, prevede alternative che consentono di uscire anticipatamente dal mercato del lavoro. Il lavoratore del settore edile, in particolare, rientra nella categoria dei lavoratori che possono andare in pensione prima degli altri.
Secondo i dati raccolti dalle Casse edili, in Italia sono oltre 80.000 i lavoratori del comparto edile con più di 63 anni, e circa 14.000 di questi hanno superato persino la soglia dei 65 anni.
Ebbene, una soluzione per consentire ai lavoratori over 60 di evitare di continuare a svolgere mansioni particolarmente gravose in età avanzata, quando il rischio di infortuni aumenta, è stata individuata con il rinnovo del contratto del 2018. In quell'occasione, sindacati e associazioni datoriali hanno creato un apposito Fondo destinato a finanziare il prepensionamento di questi lavoratori. Le aziende contribuiscono a questo fondo attraverso un'aliquota contributiva totalmente a loro carico.
Cosi i lavoratori del settore edile - oltre ad avere la possibilità di accedere all’Ape Sociale (a 63 anni e 5 mesi, con 32 anni di contributi) - possono anche andare in pensione all’età di 63 anni, grazie a un’apposita tutela prevista dallo stesso Contratto collettivo Edilizia industria e cooperative.
Il Fondo in parola è volto, in particolare, a finanziare l’uscita anticipata dei lavoratori del settore edile ai quali mancano 4 anni al raggiungimento della soglia minima, richiesta per l’accesso alla pensione di vecchiaia.
Più nel dettaglio, la misura consente di smettere di lavorare a 63 anni, intraprendendo un percorso che vede anche la partecipazione dell’indennità di disoccupazione NASpI.
Ma qual è la procedura da mettere in atto?
Nella prassi, una volta compiuti i 63 anni, il lavoratore viene licenziato dall’azienda e, pertanto, potrà beneficiare della NASpI che - sembra utile ricordare - nel 2025 ha un importo pari a:
- 75% della retribuzione media per i primi 1.436,61 euro;
- 25% per la parte restante, fino a un massimo di 1.562,82 euro.
Va inoltre precisato che, per i lavoratori che hanno compiuto 55 anni, a partire dall'8° mese di percezione della NASpI scatta una riduzione mensile del 3%. Tuttavia, in questo caso specifico, tale riduzione non viene applicata, poiché l'importo decurtato viene interamente compensato dal Fondo, garantendo così che l'indennità di disoccupazione rimanga invariata durante i 24 mesi di erogazione (per i lavoratori con almeno 4 anni di anzianità contributiva).
Al termine del periodo di NASpI, restano ancora due anni per raggiungere il diritto alla pensione di vecchiaia. In questa fase, interviene nuovamente il Fondo, che eroga un'indennità retributiva pari al massimale della Cassa integrazione guadagni ordinaria, circa 1.400 euro. Inoltre, viene riconosciuta la contribuzione utile ai fini pensionistici, pari a quella certificata dall'INPS per i versamenti volontari.
Per accedere a questa misura - si ribadisce - è necessario aver compiuto 63 anni e trovarsi a 4 anni dal pensionamento di vecchiaia.
È poi richiesto un altro requisito fondamentale: il lavoratore deve aver versato almeno 2.100 ore in Cassa edile nel biennio precedente l'interruzione del rapporto di lavoro (escluse eventuali ore di ammortizzatori sociali).