Quando il contratto registrato non basta a mettersi al sicuro
Registrare un contratto di locazione è un obbligo di legge, ma non ti mette automaticamente al riparo dai controlli del Fisco. Quest’ultimo, infatti, può contestare il reddito dichiarato dal locatore in presenza di fondati sospetti sulla corrispondenza tra il canone scritto e quello effettivamente riscosso.
Il meccanismo si chiama accertamento induttivo per presunzioni semplici e trova la sua base nell’art. 39 delle disp. accert. imp. redditi, che consente al Fisco di ricostruire il reddito imponibile attraverso elementi indiziari, anche in assenza di prove dirette. Affinché questi indizi abbiano valore probatorio in sede tributaria, la giurisprudenza richiede che siano gravi, precisi e concordanti.
Il metodo del confronto tra immobili simili: come funziona
In molti casi, l’Agenzia delle Entrate incrocia i dati in suo possesso, come i canoni dichiarati dagli altri proprietari dello stesso stabile o della stessa zona.
La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 26636 del 24 novembre 2020, ha affermato che la differenza significativa tra il canone di un’unità immobiliare e quello di un’altra analoga, situata nel medesimo edificio e destinata allo stesso uso, costituisce un indizio sufficiente a legittimare l’avvio di un accertamento.
Il caso che ha fatto giurisprudenza
La vicenda esaminata dalla Suprema Corte riguardava una società proprietaria di un immobile ad uso commerciale/professionale. L’unità era stata concessa in locazione a un canone sensibilmente inferiore rispetto a un locale simile ubicato nello stesso palazzo. La particolarità stava nel fatto che l’inquilino era il padre delle socie della società locatrice.
I giudici di merito avevano inizialmente accolto alcune delle argomentazioni difensive, ma la Cassazione ha confermato la legittimità dell’atto impositivo dell’Agenzia delle Entrate. La sproporzione tra i due canoni, in presenza di immobili con caratteristiche strutturali non molto diverse, era già di per sé sufficiente a spostare sul contribuente l’onere di dimostrare la propria buona fede.
Il legame di parentela non giustifica sempre lo sconto
Uno degli aspetti più interessanti della pronuncia riguarda il peso del rapporto familiare come strumento difensivo. Molti proprietari, infatti, pensano che, affittando ad un parente, sia normale applicare un canone più basso. Tuttavia, dal punto di vista giuridico, le cose cambiano quando il locatore non è una persona fisica, ma una persona giuridica. Una società commerciale non ha legami affettivi e il suo scopo è il conseguimento di un utile. Consentire a un soggetto terzo di utilizzare un bene aziendale a condizioni economicamente svantaggiose, senza una ragione oggettiva documentabile, può essere letto dal Fisco come una rinuncia volontaria a ricavi che andavano dichiarati. Il legame tra i soci e l’inquilino rimane nella sfera privata e non si trasmette alla società, la quale risponde delle sue scelte gestionali in modo autonomo.
Come tutelarsi: la difesa richiede prove concrete
Se il Fisco avvia un accertamento fondato sulla comparazione con altri immobili, il proprietario non può limitarsi a contestare esclusivamente il metodo, ma deve portare a sostegno elementi fattuali che spieghino, in maniera dettagliata, perché il suo immobile vale oggettivamente meno di quello preso a riferimento dall’Amministrazione finanziaria.
Una perizia tecnica che attesti difetti strutturali rilevanti, come problemi di umidità, impianti obsoleti o vincoli urbanistici che limitano il godimento dell’immobile, può costituire una prova solida. Allo stesso modo, un contratto che preveda obblighi straordinari a carico del conduttore giustifica un canone ridotto. L’importante, in caso di controllo, è non farsi mai trovare impreparati e avere sempre i documenti pronti per dimostrare l’effettivo valore di mercato del proprio immobile.